Ventimiglia, migranti cercano di infrangere una vetrina

Due migranti a Ventimiglia hanno cercato di mandare in frantumi la vetrina di un distributore di cannabis light. Non ci sono riusciti e per giunta sono stati immortalati dalle immagini di sorveglianza, per cui ore le forze dell’ordine hanno il loro identikit.
Il filmato è stato pubblicato sul sito del Giornale, con un pallino a sfocare le facce (che si vedono comunque, in alcuni fotogrammi). Il titolo drammatizza un po’ la situazione: “Migranti a caccia di cannabis: la furia con le cesoie”.
Ventimiglia è una città di confine, nella quale si accalcano i migranti diretti in Francia, ai quali le forze dell’ordine italiane e francesi impediscono il passaggio.
Nei giorni scorsi un parlamentare leghista ha proposto l’istituzione di un Cpr in città per rinchiudere gli irregolari e i richiedenti asilo che delinquono.
Una parte della società civile ha manifestato netta contrarietà alla proposta, etichettandola come “fascista”.
Il sindaco aveva commentato: “I cittadini di Ventimiglia non sopportano più gli ubriachi, le risse e il bivaccare in un luogo pubblico. Ormai si ha paura ad uscire di casa la sera”.
Il tempo di permanenza massimo nei Cpr è di tre mesi, o quattro per chi proviene da un Paese col quale l’Italia ha degli accordi per i rimpatri. Di solito il tempo che passa prima del rimpatrio effettivo varia tra le due settimane e i due mesi. Se entro il termine massimo il rimpatrio non è avvenuto, lo straniero viene rilasciato, pur restando irregolare sul territorio nazionale, per cui non è escluso che in futuro possa essere fermato di nuovo e riportato al Cpr.
A livello locale qualcuno è ancora convinto che il tempo massimo sia 18 mesi. Il termine era stato stabilito dalle autorità europee, ma ormai da parecchi anni le leggi italiane hanno fissato un termine molto inferiore. Quando Salvini era ministro il tempo massimo di permanenza era fissato a sei mesi.
Tra gli antirazzisti si è diffusa la leggenda che i Cpr debbano trovarsi a più di 30 chilometri dal confine, ma non si è capito da dove è uscita questa notizia. Il sindaco ha detto che il centro dovrebbe trovarsi “più vicino possibile alla frontiera, per accogliere prima i respingimenti della Francia”. Il ministro che ha istituito i Cpr, il democratico Marco Minniti, aveva scritto nel suo decreto che i Cpr non dovevano trovarsi necessariamente nelle vicinanze di porti e aeroporti per agevolare i rimpatri, ma nelle vicinanze delle vie di comunicazione che li collegano. Una definizione molto flessibile, che ha permesso ad esempio di realizzare il Cpr sardo a Macomer, provincia di Nuoro, molto lontano dalle coste di sbarco e dai capoluoghi.
L’ex sindaco di Ventimiglia ha detto che aprire un Cpr in città significherebbe far convergere verso la struttura tutti gli irregolari trovati anche in altre regioni del nord-ovest, come adesso avviene per il centro rimpatri di Torino.
Secondo la Caritas invece che di un centro rimpatri ci sarebbe bisogno di un centro di accoglienza per i migranti in transito.
Nel dibattito viene ancora citato il regolamento di Dublino, che le autorità europee avevano annunciato di voler cambiare, ma di cui non si è saputo più nulla.

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