Martedì presidio a Nuoro

L’Asce (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione) ha organizzato un presidio martedì prossimo di fronte alla Prefettura di Nuoro per protestare contro la situazione che si è venuta a creare al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer. Le autorità hanno impedito agli avvocati dell’associazione di entrare nella struttura con una delegazione politica, di recente. I visitatori ammessi invece sono sempre stati accompagnati da un gruppo di controllori, esponenti proprio di quei soggetti che avrebbero dovuto essere controllati. Le comunicazioni con l’esterno sono ridotte al minimo. Per questo nel corso del presidio saranno raccolti soldi per l’acquisto di schede telefoniche da far arrivare ai reclusi, visto che a quanto pare l’unico modo che hanno per comunicare con l’esterno è usare telefoni pubblici a pagamento.
Il lungo comunicato diffuso dall’Asce è stato pubblicato dal sito Casteddu Online, che non spiega cos’è l’Asce, non fornisce nomi degli esponenti dell’associazione, e sceglie di corredare l’articolo con una delle più vecchie foto che si conoscano di migranti dietro le sbarre: quella delle dita che spuntano attraverso una recinzione verde, uno scatto che probabilmente è di una decina di anni fa, e non si è mai saputo a quale città si riferisca.
Pochi giorni fa dalla Sardegna è giunta la notizia dell’istituzione di un organismo di monitoraggio del Cpr di Macomer, del quale fanno parte esponenti della Prefettura, della Regione, della maggioranza in Comune, oltre al referente dello stesso ente gestore.
Due consigliere regionali hanno visitato giorni fa il centro rimpatri sardo insieme al Garante dei detenuti di Oristano. La stampa locale ha riportato distrattamente la notizia, senza nessuna dichiarazione delle dirette interessate, entrambe facenti parte del “gruppo dei progressisti”. In quell’occasione esponenti dell’Asce e di LasciateCIEntrare avrebbero voluto far parte della delegazione, ma sono stati lasciati fuori dalle autorità.
Che cosa è andata a fare la delegazione nel centro se non ha rilasciato uno straccio di dichiarazione alla stampa? Non si è capito. I giornalisti non sono mai entrati nel centro, neanche mentre era in fase di allestimento: le uniche foto che circolano sono quelle del cancello d’ingresso.
Pochi giorni fa la notizia che era circolata riguardava il fatto che un migrante si era cucito la bocca per protesta. Era stato portato in infermeria con la forza, e gli altri reclusi avevano deciso di salire sul tetto per attirare l’attenzione su quanto stava avvenendo. Sul sito Link Oristano, ripreso da Sarda News, era stato scritto che la consigliera Orrù nel corso della visita ha avuto un colloquio con lui. “Adesso sta meglio, anche se non è in ottima forma”, ha riferito l’esponente politica locale. “Ogni ospite ha caratteristiche diverse e va capito, va compresa la sua situazione”, ha aggiunto. Beh, qual’è la sua situazione? Non si sa.
Nel comunicato dell’Asce si dice che alcuni degli ospiti del Cpr sarebbero reclusi da un periodo maggiore rispetto a quello di permanenza massimo previsto dalla legge. Quante persone? Non si dice. Come fanno a stare nel Cpr da più di sei mesi, se il centro ha aperto da meno di sei mesi? Si è detto che alcuni degli ospiti sono stati trasferiti da altri centri presenti sul territorio italiano. Quali? Non si sa. Ma se le autorità non rilasciano uno straniero che dovrebbe essere rilasciato, commettono reato o esiste una norma che consente loro di farlo? Anche questo rimane nel vago.
L’Asce di recente ha riferito che era stato organizzato un volo per trasferire in altri centri i migranti che hanno partecipato alla protesta al Cpr di Macomer. Il trasferimento sarebbe fallito per indisponibilità del volo. “L’amministrazione del Cpr sta facendo in modo di disperdere i partecipanti alla protesta in altre strutture per farli rimpatriare al più presto, insieme alle loro testimonianze”, dice l’Asce, una atteggiamento definito “gravissimo”.
Gli organizzatori della manifestazione di martedì hanno chiesto ai partecipanti di usare la mascherina e di rispettare le norme sul distanziamento.

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