Macomer, istituito organismo di monitoraggio

E’ stato istituito un Organismo di Monitoraggio del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer, in Sardegna. Dell’organismo fanno parte: un rappresentante della Prefettura, una della Regione, un consigliere comunale di maggioranza, il referente dell’ente gestore e una persona che curerà l’attività di segreteria per la Prefettura.
Le ultime notizie provenienti dal Cpr sardo riguardavano un cittadino marocchino che si era cucito la bocca ed era stato portato in infermeria, mentre altri reclusi erano saliti sul tetto urlando slogan.
Casteddu Online dieci giorni fa ha riportato un comunicato dell’Asce riguardante ciò che stava accadendo (senza spiegare cosa è l’Asce e mettendoci la foto di una bocca cucita, presumibilmente di repertorio).
“Da mesi denunciamo la vergogna che rappresenta l’esistenza del Cpr di Macomer: uno spazio completamente fuori dal diritto, un buco nero dove spariscono persone, democrazia e diritti umani nella opacità di una gestione omertosa”, si legge nel comunicato. “Una gestione che isola i reclusi dal mondo esterno ed erige una coltre di silenzio impenetrabile attorno al perimetro della prigione”.
In effetti l’esigenza di creare garanti nazionali e locali e organismi di monitoraggio deriva dal fatto che gli esponenti della stampa e della società civile non vengono lasciati entrare all’interno delle strutture. Il centro di Macomer è stato inaugurato all’inizio di quest’anno, i giornalisti non hanno potuto visitarlo neanche prima che vi venissero portati i primi reclusi. Non si sono ancora viste fotografie di come è fatto l’interno.
Nel comunicato dell’Asce si legge che l’unica forma di intrattenimento previsto è guardare la tv in una sala senza sedie. Non si sa se c’è il telecomando (anni fa veniva tolto per evitare che i reclusi ingerissero le batterie). Non sono consentite carta e penna (la prima è infiammabile, la seconda può essere usata come arma), i tempi previsti per il rimpatrio sono incerti.
Nel comunicato si parla dell'”impossibilità di comunicare con l’esterno”. In altre occasioni si è detto che nei Cpr non sarebbe consentito il possesso di telefoni cellulari, e che l’unico modo di comunicare con l’esterno sarebbe l’uso di cabine telefoniche tradizionali (con scheda prepagata che in caso di chiamate all’estero si esaurisce rapidamente). Si tratta di notizie che vengono date una volta e non più ripetute: chi se le è perse quel giorno non le sa, né si sa se nel frattempo la situazione è cambiata.
“La presenza dei Cpr è una intollerabile minaccia per l’ordinamento dello Stato italiano. Finché esisteranno spazi del genere, dove la regola è l’arbitrio del più forte, il silenzio delle vittime, il lucro di privati sulla violenza di Stato, nessuno potrà realmente considerarsi al sicuro”, dice il comunicato dell’Asce, senza firma.
L’associazione ha un sito ufficiale da cui si viene a sapere che la sigla sta per Associazione Sarda Contro l’Emarginazione.
L’associazione aveva chiesto di accedere al centro nel corso della visita della consigliera regionale Maria Laura Orrù, avvenuta il 22 giugno scorso. Le autorità hanno respinto la richiesta.
La gran parte dei mezzi di informazione online ha snobbato comunque la visita della consigliera regionale. Se ne trova qualche traccia sul sito Sarda News, che non è una testata giornalistica e si limita ad attingere a LinkOristano. L’articolo pubblicato una settimana fa, diceva che lo straniero che si era cucito la bocca, Jamal, stava meglio, “anche se non è in ottima forma”. L’esponente dei progressisti ha avuto un colloquio con lui per “comprendere la sua situazione”.
Non si sa di preciso cosa ha compreso, comunque ha annunciato una nuova visita “nei prossimi giorni”.
La consigliera è stata accompagnata dal garante dei detenuti del Comune di Oristano.
Secondo Link Oristano il centro ospita anche “diversi migranti in attesa di rilascio che hanno superato il periodo massimo di permanenza”. Ma se avessero superato il periodo massimo di permanenza la decisione di non rilasciarli non costituirebbe reato?

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