Caltanissetta, dal Cpr al carcere. Notizie sparse. Minacce a Carola e Salvini. Battaglia sulla libertà nei social

Un ventitreenne gambiano che si trovava nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta in attesa di essere rimpatriato è stato invece portato in carcere dopo la condanna a oltre un anno per spaccio di stupefacenti.
La notizia compare sui siti web siciliani, che non specificano di che tipo di droga si trattava e in che quantità. La condanna è stata emessa dal tribunale di Milano. Accanto all’articolo, foto di repertorio di una qualsiasi volante della polizia.
Il sito Voci Globali pubblica una traduzione in italiano di un articolo in inglese in cui si riferisce di una polemica che c’è stata di recente in Gambia a proposito di un’azienda cinese di lavorazione del pesce accusata di inquinare il mare con i suoi scarichi.
La Stampa dedica un articolo a pagamento alle molestie che decine di donne avrebbero subito da parte dell’ex dittatore nel suo palazzo.
Il Messaggero invece riporta un articolo di cronaca romana: due italiani di 45 e 50 anni, vicini ad ambienti di estrema destra, sono stati arrestati con l’accusa di avere aggredito a giugno un gambiano nel quartiere di San Lorenzo.
In Algeria un esponente di uno dei partiti che si ispirano ai Fratelli Musulmani è stato nominato presidente dell’Assemblea nazionale, destando qualche preoccupazione all’estero: il Sussidiario parla di “nuovo regime in arrivo”.
Il Giornale titola: “Lucano e la casa a Beppe Fiorello pagata coi soldi per i migranti”, lasciando supporre a prima vista che a finire sotto inchiesta sia stata la casa dell’attore, mentre in realtà si tratta di un’edificio che ospitò la troupe per un periodo limitato ai tempi in cui si stava girando il film sul sindaco di Riace, che poi non è neanche andato in onda. Comunque si tratterebbe di un illecito, secondo gli investigatori.
Salvini su Twitter si preoccupa di fare polemica contro la “viziatella” Carola Rackete, che dovrebbe essere premiata dal Comune di Parigi per aver salvato migranti in mare e invitata all’Europarlamento in un’audizione sulle libertà civili.
E inoltre lancia un banner in cui dice che “la viziatella tedesca vuole tappare la bocca agli italiani”. Infatti la capitana della Sea Watch 3 ha depositato una denuncia per diffamazione e istigazione a delinquere in cui chiede il sequestro preventivo degli account social del ministro dell’Interno. Il suo legale ha detto che “non è sequestrabile un quotidiano online con direttore responsabile che gode delle garanzie dell’articolo 21, ma sono sequestrabili blog e pagine Facebook che fanno discorsi diffamatori che costituiscono reato … Si sequestra ciò che è usato in modo incontinente, aggressivo, quindi delittuoso. Nessuno vuole limitare la sua libertà di espressione politica, può fare anche critiche feroci, ma si vuole impedire che possa usare questi strumenti facendo dei reati. Lo si fa a lui come lo si farebbe a qualsiasi altro cittadino. O pensa di avere un privilegio, che lui possa delinquere e gli altri no?”. “Chiunque istiga a delinquere in quel modo non ha il controllo poi del comportamento di coloro che vengono istigati”, riporta ancora Repubblica.
In effetti la capitana è giustamente preoccupata dopo avere ricevuto minacce di morte da parte dei neonazisti, che la paragonano al politico tedesco assassinato di recente.
Il fatto di considerare legittimo il sequestro dei social però è un’arma a doppio taglio. Perché anche Salvini ha ricevuto minacce: 150, dice lui. E se le usasse come pretesto per chiedere la chiusura degli account di tutti quelli che gli danno del fascista?
L’articolo 21 della Costituzione risale agli anni Quaranta, e ovviamente non fa nessuna distinzione tra siti di testate registrate e social network. Dice semplicemente che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Aggiunge che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, e forse è questa frase che l’avvocato interpreta come riferita solo a testate giornalistiche (giornali, tv, radio, agenzie e loro siti web) mentre un account social non sarebbe da considerarsi “stampa”. E stabilisce infine che “si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’attività giudiziaria nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”.
Due giorni fa il ministro dell’Interno ha ricevuto una busta con un proiettile. Ha detto: “Evidentemente le parole di odio di certa sinistra convincono certe menti malate”. Riferendo quanto avvenuto, ha ricevuto un applauso di solidarietà al Senato.
Uno dei blog del Giornale (testata giornalistica registrata) titola “Carola contro Salvini: chiudetegli ‘il becco’”, con le parole “il becco” virgolettate, ma che in realtà sono state pronunciate dall’autore del post, non dalla capitana. “Attenzione, la paladina della democrazia gioca a fare la fascista” è l’incipit, “Noi siamo democratici, lei forse un po’ meno” è la conclusione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...