Migrantes: gli hotspot sono dei lager

Il presidente della Fondazione Migrantes Guerino di Tora ha affermato che gli hotspot di Lampedusa, Trapani e Pozzallo sono dei centri chiusi, “dei lager che somigliano più a dei Cie che a dei centri di accoglienza”.
La dichiarazione è stata riportata dal sito Agensir (agenzia di informazione religiosa).
In questi giorni è stato diffuso il rapporto del Garante dei detenuti, che contiene nel dettaglio la descrizione dei tre centri in questione (a cui si aggiunge quello di Taranto, in Puglia).
L’hotspot di Trapani è stato effettivamente realizzato all’interno della struttura progettata come centro di espulsione: una struttura detentiva, circondata da sbarre.
L’ufficio del Garante lo ha visitato tre volte.
Negli hotspot dovrebbero finire solo i migranti appena sbarcati, e solo per tempi brevi. A Trapani il Garante ha segnalato la presenza di stranieri portati lì da Ventimiglia. Inoltre il tempo di permanenza superava in alcuni casi il mese.
L’hotspot di Lampedusa è tutt’ora un centro chiuso, mentre a Trapani i migranti possono uscire, ed è stata organizzata anche una navetta per il centro della città a orari prestabiliti, tanto da meritarsi l’apprezzamento da parte del Garante.
Di Lampedusa invece il Garante scrive: “L’ambiente generale si presenta squallido e trasandato”. Non c’è lavanderia, non c’è cortile, non c’è spazio adibito alla preghiera. Non c’è uno spazio per la mensa.
Il Prefetto neanche sapeva dell’esistenza del Garante dei detenuti e delle sue funzioni. Quando gli è stato chiesto del numero dei rimpatri ha detto che non ce n’erano stati. Il Garante gli ha fatto notare di avere partecipato a un’operazione di rimpatrio di migranti provenienti da Lampedusa, e allora il prefetto ha ammesso che c’erano stati dei rimpatri, ma solo di tunisini.
Gli stranieri non possono uscire dal centro, ha detto il prefetto, per non creare problemi all’isola, che vive di turismo. “Comunque se vogliono possono uscire da un buco nella rete”, avrebbe aggiunto, secondo quanto si legge nel rapporto del Garante.
“Si ritiene che tale privazione della libertà sia ingiustificata e illegittima”, dice ancora il rapporto.
Il Garante ha anche notato che ai migranti viene fatto firmare un foglio notizie in bianco, che viene compilato in seguito dai funzionari della Polizia di Stato, con informazioni che possono avere effetti decisivi sul futuro degli stranieri in questione. Gli appunti presi nel corso del colloquio sono in lingua italiana, per cui non c’è modo per gli stranieri di accertarsi che sia stato effettivamente compreso il senso delle loro dichiarazioni.
Sull’hotspot di Pozzallo non ci sono state particolari segnalazioni e raccomandazioni da parte del Garante.
Monsignor Di Tora è intervenuto ad Agrigento, nell’ambito della prima “Conferenza internazionale sui temi delle migrazioni”, secondo quanto riferisce Agensir (senza spiegare di cosa si tratta).
Secondo Agrigento Notizie l’evento è promosso da Consorzio Universitario, da cinque atenei italiani, dalla Stony Brook University di New York e dalla stessa Fondazione Migrantes.
L’iniziativa non ha ottenuto attenzione da parte della stampa.

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