Ricercatrice libica a Ponte Galeria

Una ricercatrice libica quarantenne è stata trasferita al Cie di Ponte Galeria.
La donna è stata condannata di recente dal tribunale di Palermo per istigazione al terrorismo. Inizialmente aveva ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ma in seguito alle polemiche le è stato concesso il “non respingimento”. Questo significa che comunque non potrà essere rimpatriata in Libia, ma dovrà lasciare l’Italia. Per dove? Il sito non lo spiega.
Il suo avvocato teme ora gesti inconsulti. La donna potrebbe tentare il suicidio.
La notizia è stata riportata ieri in breve sul sito Affari Italiani.
L’altro ieri Blog Sicilia pubblicava la foto della donna che scende da una macchina della polizia, corredandola con un articolo un po’ sgrammaticato. L’avvocato si diceva pronto a denunciare la vicenda alla procura di Roma se dovesse emergere qualche abuso. A criticare la concessione del permesso di soggiorno era stato lo stesso Ministro dell’Interno Minniti.
La Sicilia pubblica qualche dettaglio in più a proposito della condanna inflitta alla donna: un anno e otto mesi per istigazione a commettere reati in materia di terrorismo. “La donna era accusata di legami con esponenti di organizzazioni terroriste islamiche e foreign fighters e di una fitta attività di propaganda in favore di Al Qaeda svolta attraverso social come Facebook”.
Il Gip nelle motivazioni della sentenza scrive che “dalle attività di analisi della predetta pagina Facebook si è accertato come la Shabbi fosse orientata ad enfatizzare e diffondere eventi e notizie riguardanti le attività dei combattenti libici (in quell’occasione venivano pubblicate foto di persone in abiti militari nel corso di un addestramento con il volto coperto”.
Scrive Blog Sicilia che la commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha addebitato ad un errore materiale la concessione del permesso di soggiorno alla donna.
Secondo il sito la donna dovrebbe essere trasferita non in Libia ma nell’ultimo Paese in cui è transitata prima di raggiungere l’Italia. Ma non si specifica quale sarebbe il Paese in questione.
La notizia compare solo su pochi siti web locali. Che non spiegano di cosa si occupava nella vita la “ricercatrice”, a parte scrivere su Facebook.

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