Ciè business

E’ appena uscito un docufilm di Marco Bova, “Ciapani – Trapani senza marketing”. Dalle note biografiche del videomaker veniamo a sapere che l’autore, giornalista di Agi e Ruptly, si è occupato anche di centri di espulsione. Nel 2013 ha realizzato “Ciè Business” un breve documentario di 12 minuti sulla gestione dei centri per migranti, che a quanto si dice sarebbe stato premiato da Repubblica.
Il filmato è stato messo su Youtube nel luglio del 2015 da Malitalia (che l’ha prodotto), e ha totalizzato da allora 189 visualizzazioni.
E’ interessante vederlo ancora oggi che la situazione è cambiata rispetto ad allora, perché i problema che solleva sono ancora attuali.
Il ministro Minniti ha stabilito che dovrà essere aperto un Cie in ogni regione (seppure chiamandolo Cpr, centro per i rimpatri anziché per le espulsioni). Secondo le indiscrezioni i primi dovrebbero cominciare ad essere attivati a partire dall’estate prossima. Eppure sui mass media non si è ancora discusso di come verrà assegnato l’appalto, e su quali basi.
In Ciè Business si discuteva dell’ipotesi di assegnare tutti i Cie ad un unico gestore. All’epoca si era suggerita la Croce Rossa. Ma uno degli intervistati evocava un altro modello, diffuso all’estero, nel quale ci sono poche società private che fanno il bello e il cattivo tempo nei centri di detenzione. Sono loro a fissare il prezzo, loro a scrivere i regolamenti interni.
In Italia ogni appalto veniva assegnato indipendentemente rispetto agli altri. A cifre completamente diverse, che andavano dai trenta agli oltre settanta euro giornalieri per ogni straniero recluso, tenuto conto che le dimensioni dei vari centri non erano omogenee. Con la spending review, si è fissata una base d’asta di 30 euro, con gara al ribasso, anche se il numero di servizi da garantire non è diminuito.
All’epoca poi i riflettori erano puntati sulla mala gestione di alcuni centri, che era finita nel mirino della magistratura. L’Oasi di Trapani, che gestiva anche il Cie di Modena, aveva ricevuto numerose contestazioni da parte della Prefettura, che aveva rescisso il contratto. La Connecting People, che si occupava del Cie di Gradisca, è finita sotto processo per presunte fatture gonfiate. Viene nominata anche la Confraternita della Misericordia, che pure ha avuto una gestione non proprio esemplare. C’era una situazione per cui l’ente gestore si ritrovava senza soldi per pagare gli stipendi, o per garantire i servizi fondamentali ai reclusi.
Si è detto in questi giorni che i Cpr non avranno nulla a che vedere con i Cie. Tuttavia non si è ancora entrati nel merito, nel dibattito pubblico. In cosa consistono queste differenze? A chi verrà affidata la gestione? Quali precauzioni si prenderanno affinché non si ripetano i disguidi che ci sono stati in passato?

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