Slibero, nuova crisi davanti al giudice. Modena, Cgil contro il Cie

S., il giovane marocchino con problemi psichici rinchiuso nel Cie di Caltanissetta dopo aver generato il panico alla mensa universitaria di Palermo per aver gridato frasi deliranti interpretate come minacce terroristiche, ha avuto una nuova crisi. Stavolta è successo proprio nel corso dell’udienza di fronte alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Lo straniero ha cominciato a delirare di fronte al giudice, ha avuto una forte reazione e ha cominciato a tremare. Da giorni gli attivisti chiedono che gli venga concesso il diritto a curarsi in Italia. Il giudice ha chiesto che venga fatta una verifica entro 15 giorni per accertarsi se le sue condizioni di salute siano compatibili col Cie. I suoi avvocati da un lato notano segnali positivi nel modo in cui è gestita la questione, prevedendo un possibile rilascio. Dall’altro coninuano ad essere preoccupati: sembra infatti che pochi giorni fa un ragazzo nelle stesse condizioni di S. è stato rimpatriato comunque, nel silenzio generale.
La pagina Facebook che è stata creata a sostegno del giovane, “SLibero, per il diritto alla salute”, è ferma a quota 774 Likes (+8 adesioni dall’inizio di questa settimana).
Il sito Palermo Today riporta una frase della responsabile dell’ufficio migranti della Cgil Palermo, secondo cui S. “deve essere portato in una clinica, in un centro adatto per le cure psichiatriche”.
E sempre la Cgil compare sui siti locali dell’Emilia Romagna con una netta presa di posizione contro la riapertura del Cie di Modena, preannunciata da alcune indiscrezioni diffuse dalla stampa. “Al di là dei nomi che si daranno alle strutture e delle dichiarazioni di facciata, il ritorno ai luoghi di contenimento coatto rappresenta una strada impraticabile, oltre che inutile al contrasto dell’immigrazione irregolare, estremamente e inutilmente costosa, e che troppo spesso e in tante situazioni ha foraggiato illegalità e ruberie da parte di chi lo gestiva … La riproposizione di ricette vecchie e fallimentari non risponde alla legittima domanda di sicurezza della popolazione, rischia di fomentare odio e intolleranza sociale e dimostra l’incapacità di riuscire a trovare soluzioni che sappiano salvaguardare un modello di convivenza che ambisca all’integrazione e alla convivenza pacifica di tutti gli individui”, scrive la locale Cgil in un comunicato stampa.

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