La lista dei nuovi Cie: riaprono Gradisca e Modena

Il sito del Corriere pubblica la lista dei nuovi Cpr, Centri Per il Rimpatrio, le strutture che andranno a sostituire i Cie più o meno con la stessa funzione, quella di Rimpatriare/Espellere i clandestini.
C’è qualche sorpresa, ad esempio la riapertura del Cie di Gradisca, che era sempre stata esclusa fino a prova contraria, almeno a certe condizioni.
Riapre anche il Cie di Modena, visto che a Bologna l’opposizione alla riapertura dell’ex centro di espulsione è più forte.
Per quanto riguarda il Piemonte, “sarà ristrutturato il vecchio Cie”, che si trova in un centro abitato, e che quindi non sarebbe a norma secondo il decreto Minniti.
In Puglia verrà probabilmente dismesso il Cie di Brindisi, mentre sarà riaperto quello di Bari, che al momento è chiuso, anche se i mass media non hanno mai raccontato quando e perché la struttura è finita fuori uso.
Spunta di nuovo il nome di Palazzo San Gervasio, in Basilicata, dove era già stata allestita una tendopoli alcuni anni fa, finita al centro della polemica.
C’è anche qualche nome nuovo, nella lista: la caserma di Montichiari è stata scelta per ospitare il Cie lombardo, in sostituzione della struttura di via Corelli, che al momento è utilizzata per l’accoglienza ai profughi.
Nel Lazio è confermata la scelta di Ponte Galeria: molto fuori da qualsiasi centro abitato, attualmente in funzione solo nella parte femminile dopo che il settore maschile è finito fuori uso per via delle rivolte.
Un altro nome già sentito è quello della caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, altra struttura già usata per ospitare una controversa tendopoli.
Due nomi nuovi sono quelli del carcere dismesso di Iglesias, in Sardegna, e di Mormanno, in Calabria. Quest’ultimo centro prenderebbe il posto del Cie di Crotone, già chiuso da tempo.
In Sicilia resta in funzione il Cie di Caltanissetta.
Della lista fanno parte 11 località. Il Corriere stima 1.100 posti (cento posti per ogni centro).
Tre regioni non hanno ancora indicato nessun luogo: Veneto, Liguria e Toscana.
Nell’articolo del Corriere manca qualsiasi riferimento all’Umbria, alle Marche, al Trentino e all’Abruzzo, che pure sarebbero interessate dal piano Minniti (che prevede un centro per ogni regione, escluse Molise e Valle d’Aosta).
La Stampa titola: “Quattro nuovi centri per migranti”, ed elenca quattro regioni: Basilicata, Campania, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.
La presidente del Friuli Debora Serracchiani non ha ancora commentato l’indiscrezione. A gennaio diceva: “Resto convinta che i Cie non siano l’unica soluzione, anzi, nella forma che abbiamo conosciuto non hanno funzionato per niente. Per questo ne abbiamo chiesto la chiusura”.
Notare: “nella forma che abbiamo conosciuto”, formula che lascia aperta la disponibilità ad accettare nuove strutture perché Minniti “ha in mente un altro tipo di struttura, diversa dai Cie, infatti ne immagina uno in ogni regione”.
Infatti? Anche Maroni ne voleva uno in ogni regione. Ma li chiamava Cie.
Per gli attivisti il cambiamento di nome non coincide con un cambiamento di sostanza. Chiamarli centri per i rimpatri anziché per le espulsioni è lo stesso, visto che rimpatrio ed espulsione sono la stessa cosa.
Si è detto che servono per espellere gli stranieri pericolosi, ma nessuno ha ancora stabilito che non ci possano entrare anche i migranti incensurati, i migranti economici, ovvero i poveri.
Si è detto che saranno ispezionabili dal garante dei detenuti, ma anche prima i garanti entravano nei Cie, e questo non impediva le situazioni di grave disagio.
Inoltre non è stato ancora spiegato come si farà ad evitare le rivolte come quelle che hanno devastato i Cie in passato.

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