Indagine coordinata dalla Dda di Lecce

Scrive l’Ansa che l’indagine che ha portato all’arresto di un marocchino e un congolese accusati di far parte di una cellula salafita è stata coordinata da due pm della Dda di Lecce.
La Dda, Direzione Distrettuale Antimafia, non si occupa solo di mafia ma anche di reati associativi di altro genere, tra cui i delitti con finalità di terrorismo.
L’indagine è partita il 24 dicembre, dopo l’attentato del mercatino di Natale di Berlino.
Della cellula farebbero parte 11 persone, di cui non sono stati diffusi i nomi.
La notizia di quanto avvenuto è stata comunicata soltanto in questi giorni nel corso di una conferenza stampa. I giornalisti hanno preso appunti sparsi, ricostruendo la storia in maniera frammentaria e confusa. Dai vari articoli è difficile ricostruire il quadro generale.
Scrive Il Fatto Quotidiano che i due stranieri erano arrivati a Roma il 2 dicembre, prima dell’attentato. Si erano poi spostati ad Ancona, dove erano intenzionati a prendere un traghetto per la Grecia (non si sa che giorno era). A causa di uno sciopero dei marittimi erano stati costretti a pernottare in un albergo, dove avevano fornito le loro generalità. Ma qui era scattata la trappola, perché le autorità tedesche avevano già “schedato” uno dei due, il marocchino, che è stato quindi fermato dalle autorità italiane ed “espulso” verso la Germania. Un mandato di arresto che ha portato all’estradizione? Forse. L’altro invece, il congolese, è stato portato al Cie di Brindisi, dove, il 2 gennaio, è stato arrestato a causa degli sviluppi delle indagini.
Il 19 gennaio gli undici membri della cellula sono stati deferiti per il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale.
Altri stranieri sono stati rimpatriati negli ultimi giorni, nell’ambito di indagini diverse, comunque collegate, anche in maniera indiretta, alla strage di Berlino.
Un egiziano che aveva avuto imprecisati “contatti” col terrorista del mercatino di Natale è stato individuato a Catania dalla Digos, secondo quanto racconta Live Sicilia. L’uomo era già stato rimpatriato una volta, nel 2013, ma era riuscito a rientrare in Italia con un regolare visto dell’ambasciata in Egitto. Documento ottenuto in maniera fraudolenta: l’uomo aveva beffato le autorità con un passaporto con generalità diverse (falso?).
Dalla provincia di Latina invece è stato rimpatriato un fruttivendolo egiziano di 27 anni, il quale avrebbe pubblicamente elogiato l’attentatore di Berlino. Nessun contatto con organizzazioni terroristiche, apparentemente, ma tre decreti di espulsione a suo carico (il primo risalente al 2009), e il sospetto di avere contratto un matrimonio fittizio con una imprecisata cittadina comunitaria.
L’uomo ha prima ricevuto un ordine di allontanarsi dall’Italia a febbraio. Poi è stato di nuovo fermato giovedì scorso, e rimpatriato con volo da Fiumicino.
Sui siti di clickbaiting tutte queste storie si sovrappongono e si confondono in un’unica storia.

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