Brindisi, arrestato congolese “pronto al martirio”

Un congolese di 27 anni è stato arrestato a Brindisi con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale. Secondo gli inquirenti era pronto al martirio, a giudicare da alcuni comportamenti messi in atto prima che venisse fermato.
La notizia è stata diffusa dai mass media in questi giorni, ma contiene qualche lacuna. Scrive l’Agi che l’uomo finito in manette è stato arrestato all’inizio di gennaio. E che già il 19 gennaio altri 11 membri di una cellula di cui l’uomo faceva parte erano stati deferiti alla Dda di Lecce per lo stesso reato. Perché la notizia viene diffusa solo oggi?
Secondo la ricostruzione che viene fornita l’uomo aveva intenzione di allontanarsi dall’Italia, probabilmente per andare verso la Turchia. E’ rimasto bloccato ad Ancona a causa di uno sciopero dei traghetti, all’inizio di dicembre, insieme ad uno straniero che stava accompagnando. Costretti ad alloggiare in un albergo, hanno dovuto fornire i documenti. Quello del suo compagno era già finito in una lista della polizia del suo stato di residenza, la Germania, la quale ne prevedeva il sequestro a causa della pericolosità. Per cui scattava l’intervento della polizia, che estradava il cittadino marocchino in Germania, e portava il congolese al Cie di Brindisi, avendolo trovato in possesso di un permesso di soggiorno scaduto. Tutto questo avveniva all’inizio di dicembre scorso.
Ma c’è qualche malinteso nel modo in cui questi giorni i mass media riportano la notizia. Scrive l’Agi che il congolese residente in Germania “si trovava nel Centro Permanenza per Rifugiati di Restinco”. A giudicare dalle iniziali forse l’agenzia si riferiva al Cie, che sulla base del decreto Minniti ora si chiamerebbe Cpr, ovvero Centro di Permanenza per i Rimpatri. L’Agi però scrive Rifugiati, dando l’impressione che si tratti di un profugo, un richiedente asilo. Lo stesso fa il Fatto Quotidiano, che scrive che l’uomo era “in passato ospite del Centro per rifugiati per Brindisi”.
Lo stesso articolo riferisce che nei giorni successivi all’attentato del mercatino di Natale di Berlino, il congolese “viene interrogato nel Centro di identificazione ed espulsione di Restinco”. Quindi si trovava già in stato di detenzione. Perché i Cie sono centri di detenzione finalizzati ad espellere gli stranieri, non hanno nulla a che vedere con i centri di accoglienza.
Quando i mass media confondono gli uni con gli altri, non fanno altro che creare sovrapposizioni tra rifugiati e terroristi, tra chi fugge dalle guerre e chi le guerre le sostiene.
Che succederà ora? I mass media non lo spiegano. Tanto che un utente commenta: “Scommetto che il congolese non verrà espulso! Sapete perché? C’è la pena di morte nel suo paese! E allora non si può espellere! Dobbiamo aspettare che finisca due anni di galera e farà qualche vittima innocente!”
Ma quale è il massimo della pena che rischia? Non sembra che i giornalisti si siano posti la domanda.

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