Saronno, università delle migrazioni. Del Grande, la detenzione può durare un anno

Si è svolta a Saronno la terza lezione dell’Università delle Migrazioni, una serie di cinque incontri voluti dalle organizzazioni saronnesi per conoscere il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
All’incontro ha partecipato Roberto Guaglianone, del consorzio Communitas. Le due precedenti lezioni sono state tenute da esponenti dell’università degli studi di Milano e dell’università di Milano Bicocca. I prossimi due incontri sono previsti per il 19 maggio e per il 9 giugno, e vedranno la partecipazione di esponenti dell’Università di Parma, di nuovo di quella di Milano e dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione.
Il resoconto della lezione è stato pubblicato su Il Saronno. Il video integrale è stato caricato su Youtube da Attac Saronno.
La seconda lezione, caricata a marzo, ha avuto una trentina di visualizzazioni.
Le associazioni che hanno aderito all’Università delle Migrazioni parteciperanno all’iniziativa dell’Anpi del 25 aprile.
All’inizio del suo intervento Guaglianone ha dedicato un pensiero a Gabriele del Grande, “illegalmente detenuto in Turchia da ormai troppi giorni”.
Scrive il Fatto Quotidiano che il reporter italiano potrebbe rimanere in detenzione amministrativa fino ad aprile dell’anno prossimo (sei mesi prolungabili per altri sei).
Le autorità turche non collaborano: non hanno fatto sapere in quale regime si trova (arresto, fermo…), non hanno fornito atti giudiziari sulla sua situazione e non hanno neanche detto chi è che decide: la polizia ufficiale, la polizia segreta, i servizi segreti, la sicurezza militare?
Del Grande ha sospeso lo sciopero della sete dopo che è stato concesso di parlare con una delegazione diplomatica italiana, ma continua lo sciopero della fame.
Il nome di Del Grande continua ad essere sulle home page dei principali siti di informazione. Il Corriere esprime preoccupazione per il fatto che la posizione del reporter italiano possa essere messa sul tavolo del negoziato con l’Unione Europea, visto che più volte, in questi giorni, il ministro degli esteri turco ha chiesto all’Unione di sbloccare i visti per i cittadini turchi minacciando altrimenti di non poter rispettare l’accordo con Bruxelles sui migranti.
Intanto una voce critica arriva da Contropiano, giornale comunista online, che titola “Libero subito, ma santo proprio no”. “La galera, specie se turca, non si augura a nessuno. Tantomeno a chi lavora nell’informazione, che poi è il nostro lavoro”, dice l’articolo. Che però pubblica il testo di un articolo di un sito svizzero, Sinistra.ch, dal titolo “Dalla Libia alla Siria, la strana storia di un giornalista free-lance finanziato da un miliardario”.
Il principale problema sarebbe che alcuni suoi progetti sono stati finanziati dalla Open Society Foundation, del miliardario George Soros, “ritenuto vicino ai movimenti eversivi filo imperialisti, protagonisti ad esempio del colpo di stato fascista in Ucraina e delle cosiddette primavere arabe che hanno destabilizzato la Libia e la Siria facendo esplodere il dramma dei profughi”.
Sotto la lente finiscono alcune dichiarazioni di Del Grande a proposito della repressione dell’islam politico da parte di Gheddafi, e del “grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana” che starebbe alla base della rivolta contro Assad.
Il sito pubblica una foto del blogger sorridente di fronte alla bandiera che viene utilizzata dai ribelli siriani (che poi è stata la bandiera ufficiale siriana tra il 1932 e il ’63).
Ma anche Erdogan si oppone al regime siriano. Per cui Contropiano scrive: “Non sappiamo perché il regime di Erdogan, membro storico della Nato, al pari dello stato italiano e dei datori di lavoro di Del Grande, abbia deciso di trattenere nelle proprie carceri un operatore dell’informazione a lungo ‘alleato’ nella guerra contro Assad … Un mondo di tripli giochi da capogiro, in cui l’amico di oggi è il problema di domani, e viceversa. Le ragioni della prigionia di Del Grande sono immerse fino all’incomprensibilità in quel magma”.

Aggiornamento: In realtà la situazione di Del Grande si era già risolta nel corso della notte precedente alla pubblicazione di questo post, anche se la notizia non era stata ancora diffusa. Alle 7 di mattina il documentarista italiano è salito su un aereo diretto a Bologna, dove è atterrato intorno alle 10. Ad aspettarlo c’era anche il Ministro Alfano. “La diplomazia implica il silenzio, che male si sposa con la pressione mediatica”, ha detto poi il Ministro.

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