Mobilitazione per Del Grande

In varie città italiane ci sono state manifestazioni per chiedere la liberazione di Gabriele Del Grande, il reporter italiano che da più di dieci giorni è detenuto in Turchia per motivi di sicurezza nazionale.
Il Messaggero scrive che ci sono state iniziative a Torino, Milano, Pisa e Lucca.
Repubblica.it posta un servizio di 30 foto scattate al presidio milanese. Su Imperiapost immagini e filmati raccolti al presidio di Imperia.
Secondo il presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi i tempi del rilascio potrebbero non essere brevi, visto che ci sono di mezzo questioni di “sicurezza nazionale” in Turchia. Per questo è indispensabile la mobilitazione, ha detto il senatore.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’europarlamento Antonio Tajani, che ha detto che la Turchia deve rispettare la libertà di stampa se vuole fare parte dell’Unione Europea. “Non è solo un fatto italiano”, ha detto Tajani, ricordando che in Turchia ci sono oltre 200 giornalisti in carcere, anche stranieri. E ha fatto riferimento al “caso del giornalista di Die Welt”.
Si tratta di un giornalista con doppio passaporto, turco e tedesco, in carcere da febbraio, che rischia una condanna a 10 anni di carcere per incitamento all’odio e favoreggiamento della propaganda.
Una decina di giorni fa l’uomo si è sposato in carcere con una producer televisiva. Le autorità hanno vietato di scattare foto e girare video nel corso della cerimonia.
Finora Del Grande non ha potuto nominare un avvocato, né gli è stato concesso di incontrare le autorità consolari.
Anche il ministro Alfano è preoccupato per la mancanza di assistenza legale e diplomatica al reporter italiano e ha ribadito la richiesta di rilascio immediato.
Del Grande si trova in un centro di detenzione a Mugla, nel sud ovest della Turchia.
Non c’è preoccupazione invece per le sue condizioni di salute. Nell’unica telefonata che gli è stata concessa ha detto di non avere subito maltrattamenti.
Anche a Palermo, nel corso della manifestazione contro l’hotspot e la messa in crisi delle politiche dell’accoglienza, si è chiesta la liberazione del documentarista italiano. “Il 50 per cento dei giornalisti detenuti del mondo è recluso in Turchia”, ha detto l’attivista Luca Casarini, secondo quanto riporta il sito Meridionews. “Il problema è che si tratta di un partner politico ed economico del nostro Paese e della Nato, ed è utilizzato dalla Comunità Europea per bloccare i migranti siriani”.

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