La Camera approva il decreto Minniti

La Camera dei Deputati ha votato sì alla conversione in legge del decreto Minniti. 240 voti a favore, 176 contrari, 12 astenuti. L’altro ieri la fiducia allo stesso decreto era stata approvata con 330 voti a favore, 161 contrari e una astensione. Ora il decreto è stato definitivamente convertito in legge. Per qualche ora i mezzi di informazione si sono soffermati sulla notizia, che però non compare su molte delle prime pagine di questa mattina (come già non compariva ieri).
Il sito di Rainews riporta l’esito del voto, e riassume per l’ennesima volta i contenuti del decreto, ma non dà nessuno spazio alle dichiarazioni di voto, né spiega come si sono posizionati i diversi schieramenti politici.
“Il decreto prevede l’apertura di nuovi centri chiamati Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), che non avranno nulla a che vedere con i vecchi Cie”, scrive il sito, senza specificare in cosa consisterebbero le differenze, a parte il fatto che saranno monitorati “quotidianamente” da varie realtà e istituzioni umanitarie non meglio precisate.
“I nuovi centri, che ospiteranno al massimo 150 persone, passeranno dagli attuali 4 a 20”, scrive ancora il sito. Stavolta il numero dei Cie aperti, 4, è corretto, ma gli altri numeri sono un po’ strani. Prima di tutto finora si era detto che i centri sarebbero stati di 80-100 posti, mentre ora spunta la cifra 150. In secondo luogo, non si dovrebbe arrivare a quota 20 ma a 18: un Cie in ogni regione, escluse Molise e Valle D’Aosta. Così s’era detto. Queste discrepanze derivano anche dal fatto che nel decreto non sono contenuti numeri precisi: ci si limita a stabilire “l’ampliamento della rete dei centri … in modo da assicurare la distribuzione delle nuove strutture sull’intero territorio nazionale. La dislocazione dei centri di nuova istituzione avviene, sentito il presidente della regione interessata, privilegiando i siti e le aree esterne ai centri urbani che risultino più facilmente raggiungibili e nei quali siano presenti strutture di proprietà pubblica che possano essere, anche mediante interventi di adeguamento o ristrutturazione, resi idonei allo scopo, tenendo conto della necessità di realizzare strutture di capienza limitata idonee a garantire condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona.”
La collocazione dei vari schieramenti è pubblicata in un articolo del Sole 24 Ore: Pd, Civici e Innovatori e Ap-Ncd hanno votato sì; Sinistra Italiana, Psi, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5s e Mdp hanno votato no.
Il sito si sofferma sulla situazione di Mdp, spaccato al suo interno tra ex Pd ed ex Sel: gli ex di Sinistra Ecologia e Libertà hanno scelto di non partecipare al voto finale, mentre gli ex del Partito Democratico hanno scelto di votare no al decreto.
Colpisce il fatto che il Sole 24 schiera i socialisti col fronte del No. L’ultimo articolo che abbiamo letto in proposito, l’altro ieri, relativo alla questione di fiducia su questo decreto, era intitolato: “Decreto Minniti, dai socialisti un sì molto sofferto”. Era stato pubblicato sul quotidiano socialista Avanti.
Che oggi racconta: “I socialisti non hanno partecipato alla votazione” (la seconda, quella definitiva). Dice Pia Locatelli, presidente del gruppo: “Il Gruppo socialista ha votato la fiducia solo per lealtà nei confronti del Governo e della maggioranza, ma per la nostra storia e i nostri principi non possiamo votare a favore di un provvedimento che giudichiamo in parte ingiusto e in parte inefficace. Per questo motivo non parteciperemo a questa votazione e usciremo dall’aula”.
Per Giuseppe Brescia, del Movimento 5 Stelle si tratta di “un decreto che non ha alcuna speranza di risolvere o migliorare la gestione del fenomeno migratorio. Un decreto sbagliato sia nel metodo che nel merito”. Il Movimento contesta l’istituzione di una giustizia di serie B per i migranti, e anche il modo in cui questo provvedimento è stato imposto alla Camera: “il governo ha espresso parere contrario, in blocco, su tutti gli emendamenti depositati … per non intralciare la corsa del provvedimento”.
La deputata Fabiana Dadone, del Movimento 5 Stelle, ha contestato il ricorso alla decretazione d’urgenza: “Si continua a considerare l’immigrazione come se fosse un’emergenza: ci siamo svegliati stamattina e ci siamo trovati una marea di migranti sulle coste. Ma non è così. In realtà questo fenomeno è un fenomeno strutturale: parte dagli anni 90 con l’immigrazione dall’est Europa, poi si è arrivati al nord Africa nel 2011. In realtà nel 2017 non è che si può ancora parlare di emergenza, pertanto anche lo strumento del decreto è uno strumento in questo caso abusato”.
Le fa eco Marialucia Lorefice, anche lei M5s: “Un decreto emergenziale oggi non serve, serve una riforma integrale della normativa immigrazione e del regolamento Dublino”.

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