Mattiello visita il Cie di Torino. Africa: epidemie e pulizia etnica

Il deputato del Pd Davide Mattiello ha visitato il Cie di Torino. Insieme con lui c’era un giornalista della Stampa, che ha scritto un resoconto della visita.
Il centro ospita 116 persone su 140 posti disponibili. Tutti uomini. Una trentina sarebbero richiedenti asilo, 16 arrivano direttamente dal carcere. Due aree sono inagibili a causa delle rivolte, l’ultima delle quali risale a un anno fa.
Nell’articolo si legge che la capienza del centro, con il decreto Minniti, dovrebbe arrivare a 150 posti. Minniti invece ha detto che tutti i centri non supereranno gli 80-100 posti. Si legge anche che “negli altri 5 Cie attivi nel territorio nazionale” solo la metà dei trattenuti viene effettivamente rimpatriata. Ma secondo la Commissione Diritti Umani del Senato i Cie attivi in Italia sono 4 in tutto. Per la Stampa i più grandi sarebbero quelli di Roma e Crotone. Per la Commissione il Cie di Roma è attivo solo in una parte del settore femminile: 58 ospiti su 128 posti effettivi teorici, a fronte di una capienza iniziale prevista di 250 posti. Il Cie di Crotone, che ha una capienza teorica di ben… 30 posti, secondo il rapporto della Commissione reso pubblico a gennaio scorso, è chiuso da… marzo 2016!
“L’appalto è stato vinto dalla Gepsca”, scrive la Stampa. In realtà si tratta di Gepsa, società francese che si occupa di servizi nelle carceri.
Una sola dichiarazione dell’onorevole Mattiello viene riportata: “C’è il rischio che si stringano accordi di rimpatrio con Paesi terzi non sicuri”. E il giornalista aggiunge: “il pensiero va all’agosto scorso: in 48 rimpatriati, con volo charter partito da Torino, in Sudan. Lì dove, per l’Onu, è in corso la peggiore crisi umanitaria in 70 anni”.
Non è detto che il Sudan sia da considerarsi paese terzo. Terzo rispetto a che? La definizione farebbe pensare più ai siriani che vengono bloccati in Turchia, o ai nigeriani bloccati in Libia.
Comunque, proprio ieri il sito di Repubblica ha scritto che il Comitato Diritti Umani dell’Onu ha appena diffuso un report con osservazioni sull’Italia, in cui invita ad “astenersi dall’effettuare rimpatri collettivi in violazione del diritto internazionale, il che implica anche la necessità di rivedere gli accordi bilaterali in materia di immigrazione, partendo proprio dall’intesa con il Sudan, visto che il comitato dedica specifica attenzione al caso del rimpatrio forzato di 48 sudanesi da Ventimiglia”, come riassume l’articolo del sito di informazione. La notizia nella presa di posizione del comitato è praticamente invisibile sugli altri siti web.
Sempre ieri, il sito dell’Agenzia Fides titolava “Sudan – non si ferma l’epidemia di colera”, parlando di 50 persone contagiate nella parte orientale del paese. Il Ministero della Sanità sudanese “continuerà ad ignorare la malattia”, scrive il sito: “Il Ministero ha continuato a definire i casi riscontrati di ‘diarrea acquosa acuta’ piuttosto che colera”.
Ovviamente non bisogna confondere la situazione del Sudan con quella dello stato confinante del Sud Sudan, che è notevolmente peggiore. Scriveva Onu Italia giovedì scorso che migliaia di sudsudanesi stanno fuggendo nella vicina Uganda per sfuggire alla guerra e alla carestia.
Secondo secondo le Nazioni Unite nel paese sarebbe in corso “un processo di pulizia etnica aggravata dalla carestia”.

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