Brindisi, la trans non è libera

Adriana, la trans che era entrata in sciopero della fame nel Cie di Brindisi dopo aver ricevuto minacce di morte trovandosi nel settore maschile, è stata trasferita nel Cie di Caltanissetta.
Lo scrive La Gazzetta del Mezzogiorno. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia che sarebbe stata liberata in attesa dell’esame della sua richiesta di protezione, ma ora è emerso un nuovo dettaglio: i precedenti penali.
A quanto pare la legge prevede che chi ha precedenti deve attendere l’esame della sua richiesta all’interno di un Cie. La Gazzetta non specifica in cosa consistano questi precedenti penali, limitandosi ad osservare che “Adriana precisa di aver pagato per gli errori commessi in passato e di avere scontato per intero la sua pena”.
“Ho pianto per un’ora”, ha detto Adriana, “I miei cari mi aspettavano a casa, qui in Italia.”
Della nuova sistemazione si sa solo che si tratta di un container nel quale non si trovano altri reclusi.
Secondo le indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi, l’esito della sua richiesta dovrebbe essere deciso nella prima metà di aprile.
Sulla home page del Fatto Quotidiano c’è ancora l’articolo intitolato “Trans chiusa per due mesi nel reparto maschile del Cie di Brindisi vince la sua battaglia e torna libera”.
L’articolo aveva ricevuto oltre cento commenti da parte degli utenti.

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