Brindisi, trans in isolamento

Adriana, la trans brasiliana che era stata rinchiusa nel Cie di Brindisi, nel reparto maschile, e lì aveva ricevuto minacce, si trova ancora nello stesso Cie, ma in isolamento.
L’hanno messa in una cella di sicurezza separata dagli altri reclusi, vicina agli uffici del personale.
La porta rimane sempre aperta, ma lei si lamenta: “Sono comunque in carcere senza avere commesso un reato e non ce la faccio più”.
Non ce l’ha con il personale: “Tutto lo staff del Cie, e anche le forze dell’ordine, stanno facendo il possibile per farle vivere al meglio questo brutto momento”, spiega l’Ansa, riportata dal Corriere del Mezzogiorno.
Però dice: “Se non esistono centri per i trans, allora ridatemi la libertà”.
Adriana è in Italia da 17 anni. Quando ha deciso di cambiare sesso, ha perso il lavoro di cameriere, e di conseguenza anche il permesso di soggiorno.
Pochi giorni fa alcuni siti avevano diffuso la voce di un imminente trasferimento in un Cie femminile (l’unico è quello di Roma). Ma Adriana smentisce di avere mai chiesto una cosa del genere.
Intanto tre giorni fa il presidente della commissione d’inchiesta Cie-Cara, Federico Gelli, ha annunciato che al più presto la commissione esaminerà il caso, e ha fatto appello ai ministri della Giustizia e dell’Interno perché “intervengano per fare tutto quanto il necessario per agevolare il trasferimento di Adriana”. Già, ma trasferirla dove?

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