De Corato: 100 migranti da Gorizia trasferiti in Lombardia. Umbria rimpatri e espulsioni

L’ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato ha commentato negativamente l’arrivo di un centinaio di migranti, che a suo dire sarebbero stati trasferiti ieri da Gorizia alla Lombardia. “Il Governo decide di alleggerire la Serracchiani e scaricare sulla Lombardia la responsabilità dell’accoglienza, nonostante già ospitiamo il 14 per cento del totale nazionale”.
E ha tirato in ballo il Ministro dell’Interno, che non ha ancora realizzato i Cie che aveva promesso. (Il decreto è appena uscito, ci vuole tempo per realizzare 12 Cie. E poi i Cie si userebbero solo per le espulsioni, non per l’accoglienza).
De Corato segnala inoltre che un albanese ventitreenne che è stato rimpatriato si trova ancora a Pioltello.
“Solo a Milano ci sono da rimpatriare tremila persone, 96 mila in Lombardia. Minniti e il Governo predicano bene e razzolano male”, dice l’esponente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
Il deputato della Lega Nord Paolo Grimoldi ha protestato più o meno con gli stessi argomenti: “Al Viminale hanno deciso che la Lombardia deve diventare l’hotspot del Friuli?”
Questa dichiarazione è stata riportata solo dal Nord Quotidiano col titolo “Africani Friuli in Lombardia”. In realtà nell’articolo non si parla mai di “africani”, anzi, il fatto che arrivino dal Friuli farebbe supporre che si possa trattare di migranti provenienti dall’est.
Il comunicato di De Corato è stato forse pubblicato su alcuni social network, ma è inaccessibile ai non iscritti.
Tutti gli altri mass media hanno ignorato la notizia, non solo della dichiarazione, ma anche del trasferimento dei migranti.
Per quanto riguarda l’albanese fermato a Pioltello, qualche informazione si trova solo su Milano Post. L’uomo si trovava a bordo di una vettura rubata, bloccata dai carabinieri.
Secondo il sito il ventireenne sarebbe stato “espulso dal territorio nazionale nel febbraio dello scorso anno” e sarebbe spoi “rientrato in Italia dopo l’espulsione”.
La parola “espulso” alcune volte viene usata dai mass media come sinonimo di “rimpatriato”, mentre altre volte si riferisce soltanto a chi ha ricevuto un ordine di allontanarsi dal territorio nazionale.
Come è successo ieri in Umbria, dove Tuttoggi titola: “Blitz in via del Macello, 7 espulsioni”.
Poi nell’articolo si legge che i rimpatri sono stati soltanto due: un peruviano che “esercitava la prostituzione” e un albanese, fermato “lo scorso marzo” con 8 grammi di cocaina e 800 euro in tasca. Entrambi sono stati riportati al loro paese con voli partiti da Fiumicino.
In altri due casi c’è stato un accompagnamento al Cie: si tratta di due donne nigeriane, entrambe incensurate. Quelle che il senatore Manconi considererebbe automaticamente potenziali vittime di tratta, che quindi non dovrebbero essere rinchiuse.
Gli altri tre invece sono a piede libero e dovranno lasciare il territorio con mezzi propri. Uno è un altro peruviano, incensurato. Il secondo è un tunisino con numerosi precedenti penali, tra cui evasione (ma non si sa da dove). Il terzo è un moldavo incensurato, che finora era regolare, ma per cui “sono venuti a mancare i presupposti per il soggiorno regolare in Italia”.
Ha 30 giorni di tempo per allontanarsi con mezzi propri.

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