Festa della donna

In occasione della Festa della Donna, da più parti si è cercato di puntare i riflettori sulla situazione delle donne migranti e sulle loro lotte.
Emma Bonino ha organizzato una conferenza stampa con tre donne africane che ce l’hanno fatta: una, fuggita da persecuzioni in Etiopia, è oggi allevatrice in Trentino; un’altra, arrivata in Italia per fare la cuoca, è stata costretta a prostituirsi ed ora è mediatrice culturale che aiuta le altre donne a uscire dalla trappola della prostituzione forzata; la terza, fuggita dalla Costa d’Avorio per 600 chilometri a piedi e oggi gestisce un progetto di cucina etnica a Roma, che fa sperimentare sapori provenienti dai quattro angoli della terra.
Il Manifesto ha intervistato una docente universitaria e un’esponente della cooperativa Be Free, che gestisce centri anti-violenza e case rifugio, e che si occupa anche di colloqui con donne migranti nei centri di espulsione.
Si legge nell’intervista: ” L’attuale quadro normativo si muove sul binario privilegiato della repressione penale, a cui fa da contraltare l’accesso ai diritti solo per chi accetta di denunciare la propria condizione di vittima. Un percorso spesso inadeguato per chi è appena giunto in Italia, è magari passato dal Cie o nei percorsi emergenziali dell’accoglienza, e non ha avuto modo di elaborare la propria condizione. Il sistema dei confini e le attuali politiche sulle migrazioni sono, da questo punto di vista, complici dello sfruttamento sia sessuale che lavorativo”.

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