Brescia, due accompagnamenti al Cie. Web, disinformazione e razzismo

Due donne cinesi sono state accompagnate al Cie di Roma dopo essere state sorprese con due connazionali in un garage usato come laboratorio tessile nei pressi di Brescia. Lo scrive il sito Edv24
Il locale è stato controllato dai carabinieri e dall’Agenzia di Tutela della Salute. Veniva utilizzato irregolarmente per produrre capi d’abbigliamento, anche di marchi conosciuti.
La titolare è stata multata per oltre 10 mila euro, e denunciata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La notizia non è riportata da altri siti web, tranne Qui Brescia che però scrive che le due straniere irregolari “ora si trovano al Cie di Brescia”.
Non solo a Brescia non c’è un Cie, ma non ce n’è neanche uno in Lombardia, da quando è stato chiuso quello di Milano.
In tutto il territorio nazionale i Cie aperti sono quattro, forse sei.
Il solo ad avere una sezione femminile ancora funzionante, a quanto si dice, è quello di Roma.
Intanto su Qui Quotidiano è stato pubblicato un altro articolo contro l’ex Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, dopo quelli che abbiamo letto altrove una decina di giorni fa, sempre in relazione alla condanna subita dal giovane bosniaco di cui lei aveva chiesto la liberazione dal Cie nel 2012.
Leggendo l’articolo, sembra che la Kyenge l’abbia difeso dopo il tentativo di speronare l’auto dei carabinieri (avvenuto a novembre scorso), mentre invece i fatti risalgono a vari anni prima.
“Mi sarei aspettato che una condanna, almeno morale, fosse stata inflitta alla sora Cecilia per manifesta incapacità di giudizio e complicità morale nell’assistenza a un delinquente”, scrive l’autore del pezzo.
E nonostante il nome della Kyenge è stato fatto parecchie volte questa settimana, il video che lei ha realizzato in occasione del Primo Marzo è passato completamente inosservato: erano 39 le visualizzazioni ieri su Youtube, con un “like”, sono 45 oggi (+6), con un “dislike” e zero commenti.
Nel video l’europarlamentare chiede di accelerare la procedura della legge per lo ius soli, attualmente bloccata al Senato, magari anche ponendo la questione di fiducia, “come è accaduto su tante leggi importanti”.
Su Twitter il video ha totalizzato 17 like, ma anche quattro commenti: tutti ostili.
Non più ostili di quelli pubblicati dal Giornale la settimana scorsa.
Intanto i razzisti provano a far girare sul web un articolo (“Operazione Kyenge: africanizzare l’Italia”) in cui si attacca “‘l’operazione Kyenge’, con la quale una minoranza fanatica vuole sovvertire l’identità etnica del popolo italiano attraverso il massiccio afflusso di immigrati africani poi parcheggiati in hotel. Chi non ci sta, si unisca alla resistenza”. L’articolo ha ottenuto finora cinque o sei condivisioni su Twitter, nulla più.
Ma il verbo africanizzare ha fatto comunque capolino di recente anche nel mainstream: l’ex vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, (ripreso solo dal Giornale) l’ha usato per commentare il restiling di Piazza Duomo a Milano (le palme): “Il centrosinistra non perde occasione per africanizzare la città e per piegare le nostre tradizioni al gradimento dei migranti. Se non ci fosse la cattedrale sembrerebbe il centro del Burundi”. La settimana dopo, ripreso dall’Ansa, ha utilizzato di nuovo il termine per commentare l’arrivo dei banani (e l’incendio delle palme) “L’africanizzazione del centro città può dirsi completata … Quale altra cattedrale europea è stata violentata in questo modo?”

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