Palermo, rilasciate le quattro rom. Veneto, condanna per Senad. Kyenge in Sudafrica. Europa: regolamento frontiere. Danimarca – Europol

Le quattro nomadi portate nei giorni scorsi al Cie di Roma dopo essere state fermate nel corso di un blitz in un campo rom palermitano sono state rilasciate su decisione del giudice di pace.
Lo riporta il sito Quotidiano di Sicilia. In favore delle donne si era mobilitato anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
Due di loro si trovano in Italia dai tempi della guerra in Jugoslavia. Le altre due sono nate in territorio italiano nel 1993 e 1995.
Secondo il sito la decisione del giudice farebbe riferimento all’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. “L’unico [articolo] a cui ispirarsi per l’azione dello Stato in ogni sua articolazione e per l’agire di ciascuno di noi”, è il commento riportato.
Il sindaco aveva detto: “Quanto avvenuto al campo rom di Palermo dimostra l’inadeguatezza della normativa italiana che di fatto autorizza, anzi incentiva, la deportazione di cittadini che non hanno compiuto alcun reato, ma sono soltanto colpevoli di non avere diritti di cittadinanza”.
Intanto da Verona arriva la notizia della condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per Senad, uno dei due fratelli di origine bosniache nati in Italia per i quali c’era stata una mobilitazione nel 2012 a cui aveva partecipato anche Cecile Kyenge, non ancora ministro. I due, nonostante fossero nati in Italia, erano stati rinchiusi nel Cie di Modena.
Senad è stato arrestato a novembre dopo un inseguimento con una gazzella dei carabinieri, in Veneto. Da allora si trovava in carcere. Delle quattro persone a bordo dell’auto in fuga, è l’unico ad essere stato arrestato.
A novembre, Libero pubblicò un articolo durissimo contro la Kyenge, senza intervistarla e senza neanche avvisarla, dopo l’arresto di Senad. “Cecile Kyenge anche da ferma riesce a far danni”, scriveva il quotidiano.
In questi giorni la Kyenge è stata in Sudafrica, per conto dell’Unione Europea. Su Facebook e Twitter ha postato vari aggiornamenti sulle conferenze a cui a partecipato e sui posti che ha visitato. La cosa è passata totalmente inosservata sui mass media.
L’ultimo post su Facebook commenta le parole pronunciate di recente da Salvini a proposito della “pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere”. Frasi che attingono ad un “abisso umano” che non possiamo far finta di non conoscere. “Salvini, da cultore della Storia quale è, non può non sapere cosa evocano queste parole nell’immaginario collettivo …. Vogliamo continuare a sottovalutarlo?”, scrive la Kyenge, aggiungendoci l’hashtag #mentreilPDsiaccapiglia, inaugurato da lei e ripreso da altre due persone nelle ultime ore.
Prima di partire per il Sudafrica in un un altro post su Facebook l’europarlamentare italiana ha spiegato la “misura importantissima” alla quale ha lavorato nella sua commissione, per proteggere le frontiere esterne europee e costituire un più forte scudo a tutela dei cittadini contro il terrorismo.
Il regolamento messo a punto dopo aver osservato “i vuoti” che sono emersi in occasione degli attentati di Parigi, Bruxelles e Berlino, prevede controllo dell’identità e dei documenti di tutti i cittadini in entrata e in uscita dalle frontiere esterne europee, ovviamente nel rispetto dei loro diritti.
Il video col discorso della Kyenge dura appena un minuto.
Scrive Il Giornale che il testo del regolamento è stato approvato con 498 voti a favore, 114 contrari e 29 astenuti.
Spiega il quotidiano: “Tutti i cittadini dell’UE e di Paesi terzi che entrano o escono dall’Europa, saranno sistematicamente controllati tramite la consultazione di banche dati, ad esempio quella sui documenti persi oppure rubati”. Inoltre, “la nuova direttiva aggiornerà le attuali norme quadro Ue sui reati di terrorismo e amplierà il loro raggio d’azione, coprendo così anche le minacce emergenti. Le fattispecie incluse nella legislazione saranno ora punite con almeno 15 anni di reclusione, nei casi in cui venga imposto il massimo possibile della pena, in tutta l’Ue”.
Quali sarebbero le fattispecie incluse? I media italiani non lo spiegano nel dettaglio. A quanto pare si tratta di colpire tutte le persone coinvolte in crimini collegati col terrorismo: coloro che viaggiano per compiere un attentato, o per andare ad addestrarsi o che tornano o provengono da zone di guerra, o anche quelli che finanziano il terrorismo.
Tutte questioni abbastanza serie, per cui sarebbe interessante sapere come mai un eurodeputato su sei ha votato contro il provvedimento. Addirittura Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca hanno deciso di tagliarsi fuori: le prime due non saranno vincolate, la terza non sarà proprio coperta.
I motivi non vengono spiegati. Possiamo provare a immaginarli: la Gran Bretagna è in fase di Brexit, mentre l’Irlanda non ha con la Gran Bretagna un confine vero e proprio. La Danimarca, invece, ha qualche problema con l’Europol, anche se nessuno, in Italia ne è al corrente.
A quanto pare due anni fa c’è stato un referendum nel corso del quale il 53 per cento dei danesi ha respinto l’adozione della legislazione europea sulla giustizia e gli affari interni. Questo implicava anche che la Danimarca non avrebbe più fatto parte dell’Europol. Gli addetti ai lavori si erano lamentati, prevedendo una minore efficienza nella soluzione ai crimini riguardanti le frontiere. A dicembre la Commissione Europea ha proposto un accordo per proseguire la collaborazione anche dopo maggio di quest’anno. Una decina di giorni fa la Bbc scriveva che i parlamentari europei sarebbero stati consultati per esprimere il loro parere su un accordo che permetterebbe la condivisione di alcuni dati con polizia danese anche dopo l’uscita dall’organizzazione. In effetti la Danimarca potrebbe resterebbe comunque all’interno di Europol, come stato ‘osservatore’ anziché ‘membro’.

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