Presentato il decreto sull’immigrazione

Il Governo ha presentato il decreto sull’immigrazione, quello di cui si parla ormai da oltre un mese: prima di Capodanno erano emerse le prime indiscrezioni riguardanti l’apertura dei Cie in ogni regione, escluse Molise e Valle D’Aosta.
Il decreto conferma quanto era già trapelato: verranno aperti nuovi Cie per arrivare ad un totale di 1.600 posti a livello nazionale. In pratica saranno centri da non più di cento posti ciascuno.
Non si chiameranno più Cie, parola ormai diventata fastidiosa anche per molti esponenti del Pd, ma Cpr, che significa Centri Permanenti per il Rimpatrio, secondo tutti i siti web di informazione, o Centri di Permanenza per i Rimpatri, come titola il sito ufficiale del Ministero dell’Interno, che però riporta anche la definizione Centri di Permanenza per il Rimpatrio, al singolare, attribuendola a Gentiloni.
Scrive il Manifesto che i migranti potranno essere trattenuti per un massimo di 135 giorni anzihé 90 come previsto attualmente. Si passerebbe cioè da tre mesi a quattro mesi e mezzo, ma la notizia che non viene ripresa altri siti web.
Nei nuovi Cie finiranno non soltanto i pregiudicati, ma anche qualsiasi straniero che, fermato sul territorio italiano, si rifiuti di farsi rilevare le impronte.
Novità più dettagliate anche sul fronte delle commissioni per il riconoscimento del diritto di asilo: si era detto che sarebbero state aumentate al fine di ridurre i tempi necessari a sbrigare le pratiche, come chiede anche il Movimento 5 Stelle. Ora arriva la cifra esatta: 250 specialisti saranno assunti, con una spesa prevista di 10,2 milioni l’anno.
Il Ministro della Giustizia Orlando ha fornito un dato: i tempi per il riconoscimento dello status di profughi stanno crescendo: da 167 a 268 giorni.
Il contrario di quello che ha scritto il presidente della Commissione d’inchiesta Cie-Cara della Camera dopo avere ascoltato il responsabile della Commissione Nazionale per il Diritto di Asilo, pochi giorni fa. Secondo il Presidente Gelli nel 2016 la durata media dell’iter era stata di 163 giorni, mentre nel triennio 2014-2016 era stata di 261 giorni.
Il Corriere della Sera riassume: i tempi per ottenere lo status di rifugiato sono attualmente di due anni (dato che sta anche nel comunicato sul sito del Ministero).
Confermato quanto già anticipato a proposito di far fare ai richiedenti asilo lavori socialmente utili non retribuiti. Una novità di cui finora non si era parlato riguarda l’affondamento dei barconi: l’unità militare intervenuta a intercettare un’imbarcazione piena di profughi, al termine delle operazioni di soccorso può deciderne l’affondamento, ma solo nei casi eccezionali in cui tale misura risulti indispensabile per fronteggiare un pericolo concreto per la sicurezza della navigazione.
“L’obiettivo strategico non è chiudere le nostre porte, ma trasformare sempre più i flussi migratori da fenomeno irregolare a fenomeno regolare, in cui non si mette a rischio ila vita ma si arriva in modo sicuro nei nostri paesi in maniera controllata”, ha detto Gentiloni.
Il Manifesto commenta: “[Il premier dimentica] di spiegare quali sarebbero le vie sicure per arrivare in Europa, visto che, dall’accordo con la Turchia a quello con la Libia … gli sforzi europei sembrano concentrati soprattutto nel fermare le partenze dei barconi carichi di disperati”.
Sempre sul sito del Manifesto c’è un editoriale dal titolo “Meno diritti ai migranti per tacitare le destre”. “Questo decreto non è che il tentativo di rendere meno visibili i Cie per tacitare la cordata Grillo-Salvini-Meloni e ingraziarsi l’Europa: vi facciamo vedere come siamo efficienti e severi con i clandestini”, scrive l’autore.
Una delle novità introdotte dal nuovo decreto riguarda l’abolizione dell’appello da parte del migrante a cui viene in un primo momento respinta la richiesta di asilo. E’ ancora possibile il ricorso in Cassazione, ma questo non ferma le operazioni di rimpatrio: il migrante potrebbe ritrovarsi in situazione di enormi violazioni di diritti umani in zona di guerra nel momento in cui dovesse arrivare una sentenza a lui favorevole.
Oltre ad esaminare la questione dei migranti, il Governo si è occupato anche della sicurezza nelle città. Previsti provvedimenti come l’allontanamento di 12 mesi dal territorio di una città per chi deturpa zone di pregio, da uno a cinque anni per chi spaccia droga nelle discoteche.
Per finire, è stato esaminato un disegno di legge delega per la riorganizzazione delle Forze Armate. L’obiettivo? Ridurre le risorse umane e finanziarie. Ovviamente senza incidere sulle capacità operative.

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