Il piano di Minniti

Il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha presentato il suo piano immigrazione di fronte alle commissioni riunite Affari Costituzionali di Camera e Senato.
La novità che ha attirato di più l’attenzione è stata la possibilità di usare fondi europei per finanziare lavori da far svolgere ai richiedenti asilo. Lavori non retribuiti, “in modo da non creare duplicazioni con il mercato del lavoro”, cioè per evitare polemiche sui migranti che rubano lavoro agli italiani.
Minniti prevede di velocizzare le operazioni necessarie alla concessione del diritto di asilo, sia riducendo i gradi di giudizio, cioè impedendo di presentare ricorso in caso di respingimento della domanda, sia aumentando il numero delle commissioni presenti sul territorio, come hanno chiesto anche i 5 Stelle.
Sul fronte dei Cie nessuna novità di rilievo, a parte il fatto che si chiameranno Centri Permanenti per il Rimpatrio (non Centri Per il Rimpatrio come era stato anticipato nei giorni scorsi). Minniti ha detto che “trascorre un certo tempo tra l’accertamento della violazione delle regole e il rimpatrio, per cui ho proposto la riapertura dei centri dove tenere nel frattempo persone che possono rappresentare potenzialmente un rischio per la società”.
I mass media non riportano chiarimenti su cosa si intende per “violazione delle regole”. In teoria si starebbe parlando di crimini: gli stranieri che commettono reati in Italia verrebbero rinchiusi nei Cpr in attesa di rimpatrio. Ma anche chi arriva in maniera “irregolare” ha violato le regole: i migranti economici, cioè gente che non ha commesso reati, ma arriva con l’intenzione di trovare un lavoro, trovare assistenza, fuggire dalla povertà. I Cpr sono anche per loro?
Sul fronte dei diritti umani, Minniti ha garantito “poteri di accesso illimitati” ai garanti dei diritti dei detenuti.
Laddove ci sono: sembra che l’Abruzzo è ancora senza, dopo mesi e mesi di stallo. A quanto ne sappiamo, da parecchi mesi l’opposizione (5 Stelle e centrodestra) è ostinata a negare il voto a Rita Bernardini, esponente radicale che in questi giorni è in sciopero della fame per chiedere amnistia, indulto e riforma della giustizia; mentre la maggioranza (Pd) si ostina a non proporre nessun nome alternativo.
In Abruzzo al momento non c’è un centro di espulsione, ma secondo il piano di Minniti dovrebbe esserci. A differenza di altre regioni, dove indiscrezioni e polemiche sono già venute a galla, in Abruzzo non è trapelato il nome di nessuna località dove la nuova struttura potrebbe essere realizzata.

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