Il modello Trump

Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ha emanato un telegramma alle questure nel quale informa che “al fine di procedere, d’intesa con l’ambasciata della Repubblica Federale della Nigeria, alle audizioni a fini identificativi di sedicenti cittadini nigeriani rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale per il loro successivo rimpatrio”, sono stati riservate “a decorrere dal 26 gennaio al 18 febbraio 2017 le seguenti aliquote di posti presso i sotto elencati Cie:
Roma – 50 donne
Torino – 25 uomini
Brindisi – 10 uomini
Caltanissetta – 10 uomini.”
“Al fine di garantire l’effettivo utilizzo dei posti riservati, codeste questure, previe intese con la scrivente direzione centrale, sono invitate ad effettuare servizi mirati finalizzati al rintraccio di cittadini nigeriani in posizione illegale sul territorio nazionale.”
Insomma, si preparano retate di nigeriani. La rete Io Decido ha pubblicato un comunicato su Facebook: “Mentre in tutti il mondo non si placa la protesta contro migranti e richiedenti asilo di Donald Trump, il governo italiano la mette in pratica”.
“Ancora una volta il governo mostra i muscoli sulla pelle delle donne nigeriane, così come sta facendo da oltre un anno attraverso deportazioni sommarie”, si legge nel comunicato. “Sappiamo dai loro racconti che le donne rimpatriate sono esposte alla carcerazione, a stupri e violenze, abusi e forme di sfruttamento sessuale e lavorativo”.
Anche Melting Pot paragona la linea seguita dal governo Gentiloni a quella di Trump. E annuncia che oggi, al vertice maltese del Consiglio Europeo straordinario “è probabile che l’Ue deciderà di innalzare un muro navale sulla rotta del Mediterraneo centrale, usando la Guardia Costiera Libica”.
Secondo i dati a disposizione, la Nigeria è il principale paese d’origine dal quale partono i migranti che giungono in Italia: il 21 per cento dei richiedenti asilo arrivati nel 2016.
Un volo charter con a bordo 36 cittadini nigeriani provenienti in gran parte dai Cie di Caltanissetta e Torino è decollato nei giorni scorsi dall’aeroporto di Fiumicino. Il rimpatrio è stato gestito da Polizia di Stato e agenzia Frontex.
Pochi giorni fa Gentiloni aveva preso le distanze da Trump con un tweet: “L’Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell’Europa”.
Secondo l’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) il telegramma del Ministero rappresenta “un salto di qualità delle politiche repressive che contiene una serie di indicazioni preoccupanti”.
Scrive l’Asgi: “desta sconcerto la previsione di un numero alto di posti riservato ai trattenimenti di donne nigeriane, notoriamente a rischio di essere potenziali vittime di tratta, dunque persone vulnerabili che necessitano specifiche misure di protezione e assistenza per espresso dispositivo normativo”.
Repubblica riporta alcune dichiarazioni degli avvocati dell’associazione siciliana Adduma: “La questione che sconcerta è innanzitutto che si disponga il rintraccio per gruppi etrnici. Non si può fare una sorta di rastrellamento e chiedere scusa per la terminologia usata … Questa circolare sembra denotare la volontà di procedere ad una espulsione collettiva”.
I deputati di Possibile hanno presentato un’interrogazione in proposito: “Visto il poco tempo a disposizione le audizioni non verificheranno le reali motivazioni ed esigenze dei nigeriani presenti in Italia … Oppure non verranno informati in modo esaustivo e completo sulla procedura di richiesta della protezione internazionale”.
Anche l’Arci ha protestato, con un comunicato su Facebook in cui si definisce il telegramma “allucinante”.
Intanto alla Camera c’è qualche polemica su alcune dichiarazioni del sottosegretario Mario Giro, che rispondendo ad un’interrogazione di Sinistra Italiana avrebbe ammesso che gran parte dei 200 milioni del Fondo per l’Africa verranno utilizzati per respingere i profughi e sostenere le forze di sicurezza e di polizia di alcuni paesi africani, invece che per sostenere progetti di cooperazione e solidarietà. “Una cosa gravissima”, secondo Sinistra Italiana.

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