Friuli, M5s contro il Cie

Il Movimento 5 Stelle friulano ha presentato una mozione nella quale chiede alla giunta Serracchiani di esprimere in ogni sede posizione di piena contrarietà all’apertura di nuovi Centri di Identificazione ed Espulsione sul territorio regionale o alla riapertura/riconversione di quelle esistenti. Il Movimento ricorda le “pesanti violazioni di diritti umani” avvenute all’interno dei Cie, e “i business legati alla gestione dei migranti”, con indagini riguardanti proprio il Cie friulano di Gradisca.
I pentastellati chiedono invece di investire risorse per aumentare il personale che gestisce le pratiche di riconoscimento al fine di ridurre i tempi necessari, di puntare sull’accoglienza diffusa, e di abolire il reato di clandestinità per evitare di ingolfare le procure.
Trieste Prima riporta solo una dichiarazione dell’esponente del Pd Codega, il quale concorda con le finalità previste dal ministro Minniti, ma sospende il giudizio sui nuovi Cie, non essendoci finora “contenuti e caratteristiche definite”. Ammette però che “la storia dei vecchi Cie non depone certo a loro favore”. Il consigliere democratico pensa che il fattore più determinante per aumentare i rimpatri è l’ampliamento degli accordi tra Italia e paesi di provenienza dei migranti.
Il capogruppo della Lega Nord Fedriga si è scagliato molto duramente contro la presa di posizione dei grillini: “l’ennesima follia di un movimento a 5 stelle rosse che a parole dice di essere dalla parte dei cittadini, ma nei fatti va esattamente nella direzione opposta”.
Due settimane fa c’era stato un botta e risposta tra Fedriga e la Serracchiani. “Fedriga e quelli come lui vogliono avere degli italiani impauriti e delle colpe da attribuire: non vogliono affrontare i problemi”, aveva detto la presidente della regione Friuli. “Alla Lega Nord che chiede i Cie di una volta dico che vuole la ripetizione di un fallimento sperimentato: abbiamo visto che luoghi con centinaia di profughi non sono gestibili con sicurezza, favoriscono disordini interni, generano comprensibili inquietudini nella popolazione e si prestano a diventare potenziali nidi di reclutamento per i terroristi”.
La Lega è contraria all’accoglienza diffusa, che consiste nello “sparpagliare clandestini nei vari comuni con l’impossibilità di un controllo per garantire la sicurezza”.

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