Gelli: inaccettabili i fatti di Cona

Il presidente della Commissione d’inchiesta sui Cie e Cara Federico Gelli ha scritto ieri un durissimo comunicato a commento dei fatti di Cona, il centro di accoglienza vicino Venezia teatro di una rivolta dei migranti dopo la morte di una ragazza dovuta ad un malore.
“Non possiamo tollerare e non giustificheremo mai episodi come quelli accaduti nel Cpa di Cona”, tuona Gelli. A che si riferisce? “E’ inaccettabile che occorra attendere fino a 8 ore per avere sul posto un’ambulanza che presti i dovuti soccorsi a una migrante, che poi purtroppo ha perso la vita”, dice. Ma aggiunge: “E’ ancora più inaccettabile la reazione di coloro che hanno tenuto a lungo assediato i 25 addetti del centro, liberati solo a tarda notte”. Quindi protestare per le ingiustizie è “più inaccettabile” dell’ingiustizia stessa.
La cifra delle 8 ore di attesa è contestata. Il 118 sostiene che la prima ambulanza è arrivata sul posto dieci minuti dopo la prima chiamata alla Centrale Operativa, poco prima dell’una. Il decesso sarebbe avvenuto prima delle tre. Ma i migranti sostengono che la donna si era sentita male alle 7. Loro accusano di negligenza la cooperativa che gestisce il centro. “Non è nota la dinamica dei fatti accaduti all’interno del Centro di Accoglienza prima del sopraggiungere del personale sanitario”, ha dichiarato il 118.
Da parte dei gestori al momento non giungono dichiarazioni di rilievo.
Gelli promette che la commissione che presiede “si occuperà del caso cercando di fare piena luce”, e ne approfitta per annunciare anche l’audizione del ministro dell’Interno Minniti, il quale pochi giorni fa ha fatto sapere che aprirà un Cie in ogni regione italiana.
“Vogliamo capire se predisporre i Cie in ogni regione sia realmente la risposta giusta all’emergenza immigrazione”, dice Gelli, che usa “l’esempio del Cpa di Cona, passato in poco più di un anno da 50 a 1400 ospiti” per dimostrare “l’inadeguatezza di queste strutture che troppo spesso diventano ghetti difficili da gestire. Meglio sarebbe un’accoglienza diffusa sul territorio con la collaborazione di tutti i Comuni italiani e non solo di una parte come accaduto finora”.
Insomma, si mette in un unico calderone l’accoglienza e l’espulsione, come se fossero la stessa cosa. I Cie sono centri di detenzione che servono per trattenere con la forza gli stranieri da allontanare. Luoghi circondati da sbarre e vigilati dalla forza pubblica, nei quali avvengono anche le udienze del giudice di pace che deve convalidare i trattenimenti. Come possono essere sostituiti dall’accoglienza diffusa, con migranti sparsi tra le varie città in strutture gestite dai Comuni?
Scrive ancora Gelli che di Cie, in Italia, “ce ne sono 10, di cui però solo 4 operativi”.
Numeri sui quali ci sarebbe da discutere: la Commissione Diritti Umani del Senato, a gennaio dell’anno scorso, ne elencava nove, di cui 3 erano già chiusi. Quali sarebbero i 10 Cie previsti? E quali sarebbero quelli aperti? In questi giorni alcuni siti web hanno scritto che quelli aperti sono cinque, altri hanno scritto quattro, ma non c’è accordo su quali siano: alcuni scrivono che è aperto il Cie di Brindisi ma non quello di Bari. Altri nominano Bari, ma non Brindisi. Altri nominano ancora Trapani, che da 12 mesi è stato riconvertito in hotspot.
La Commissione Cie-Cara ha pubblicato un rapporto sul suo primo anno di attività, costato 100 mila euro, a maggio 2016. Al suo interno non c’è una lista dei Cie operativi e di quelli previsti. Del resto la commissione fino ad allora ne aveva visitati soltanto due: quello di Roma e quello di Bari.
I fatti di Cona e le indiscrezioni sull’apertura dei nuovi Cie hanno provocato una serie di articoli di approfondimento sulla stampa.
Il Fatto Quotidiano è andato a vedere l’hub di via Corelli, un tempo Cie oggi centro di smistamento, registrando le lamentele di chi dice che quando la struttura era un centro di espulsione i migranti non uscivano, mentre ora “stressano i clienti” degli esercizi commerciali presenti in zona, che li ritrovano intorno alle macchine parcheggiate.
Il Piccolo riporta varie dichiarazioni di alcuni esponenti dell’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), tra cui anche un commento alla proposta di Minniti sull’aumento dei Cie: “Significherebbe spendere un sacco di soldi: al di là delle violazioni dei diritti, non rende nel rapporto costi benefici. Anche a pieno regime non riuscivano a rimpatriare neanche il 50 per cento dei migranti trattenuti. E’ come svuotare il mare con un secchiello”.

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