Minniti come Maroni: un Cie in ogni regione

A quanto scrivono i mezzi di informazione il nuovo Ministro dell’Interno Marco Minniti starebbe lavorando al progetto di dotare ogni regione italiana di un Centro di Identificazione ed Epulsione, al fine di aumentare il numero di stranieri rimpatriati.
Il piano non è nuovo: era un cavallo di battaglia del leghista Roberto Maroni, che l’aveva annunciato all’inizio del 2010. Il piano era stato poi ridimensionato all’apertura di soli quattro Cie, e non si era comunque realizzato a causa dell’opposizione da parte delle amministrazioni e popolazioni locali, anche di centrodestra.
Ora una circolare firmata dal capo della polizia parla di “rastrellamento capillare” tra gli stranieri, per poter raddoppiare o addirittura quadruplicare il numero delle espulsioni. Tgcom scrive che si deve passare dalle attuali 5mila a 10 o 20 mila.
Ovviamente i numeri attuali sono bassi non per scarsa volontà da parte delle forze dell’ordine, ma per mancanza di posti: quando gli agenti fermano un irregolare, se non c’è disponibilità nei centri di espulsione, sono costretti a rilasciarlo con un ordine di allontanarsi con mezzi propri entro sette giorni.
Per questo, per aumentare il numero di persone trattenute, sarebbe necessario aumentare i posti nei Cie, non potendo diminuire i tempi necessari all’identificazione.
Ma quanti sono i posti nei centri di espulsione? Non lo sa nessuno. Negli ultimi giorni ha destato qualche perplessità una lista pubblicata dal Messaggero che parlava di soli cinque Cie aperti in Italia, incluso quello di Trapani. Il quale sarebbe stato convertito in hotspot un anno fa. Un’altra lista pubblicata da Melting Pot parla di sei Cie aperti sul territorio nazionale.
Oggi il sito di Repubblica scrive: “I quattro [Cie] attualmente operativi dovrebbero quintuplicarsi, fino ad assicurare la presenza di un Cie in ogni regione italiana”. Quattro?!?
E’ mistero anche sul numero dei posti a disposizione.
Secondo il rapporto stilato dalla Commissione Diritti Umani del Senato, a gennaio 2016 c’era una capienza effettiva teorica di 413 posti a livello nazionale, di cui in pratica solo 284 erano occupati. In origine i 9 centri di espulsione previsti avrebbero dovuto avere una capacità totale di 1195 posti.
Nei giorni scorsi il Messaggero scriveva che bisognava tornare di nuovo sopra quota mille posti. Oggi la Stampa scrive che “sono già disponibili 1600 posti”, dopo un periodo in cui i Cie “erano” ridotti al lumicino.
Al momento non sono arrivate reazioni da parte dei componenti della “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate”. La quale da oltre un anno starebbe studiando la questione, al costo di 90 mila euro l’anno. Inizialmente era previsto che restasse in attività soltanto per 12 mesi, ma quest’anno la durata dell’incarico è stata prorogata fino al termine della legislatura.

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