Il Messaggero: in Italia 5 Cie, incluso Trapani

Nell’articolo pubblicato oggi nell’edizione a pagamento del Messaggero si legge che “i centri [di espulsione] presenti sul nostro territorio sono cinque: Torino, Roma, Bari, Trapani e Caltanissetta, ma molti di questi sono chiusi o lavorano in versione ridotta, tanto che i clandestini ospitati sono 360”.
Il dato contrasta con le informazioni che circolano online su fonti ufficiose: secondo Melting Pot i Cie aperti sarebbero sei.
Della lista del Messaggero fa parte il Cie di Trapani, mentre non compaiono quelli di Brindisi e Crotone.
Per quanto riguarda Trapani, Melting Pot scrive che almeno dal 2 gennaio 2016 opera come hotspot anziché come centro di espulsione.
E gli altri due? Da Crotone l’ultima notizia arrivata a questo blog risale a febbraio, quando vi sarebbe stato accompagnato un trentottenne tunisino fermato a Perugia. Di Brindisi invece si è parlato appena il mese scorso, quando un georgiano ricercato a livello internazionale per avere rapito una donna allo scopo di sposarla sarebbe stato individuato dalla polizia all’interno del Cie ed arrestato. A settembre, nello stesso centro la polizia aveva arrestato un uomo che faceva parte di una banda di spacciatori a Trento e che era lì in attesa di rimpatrio, a quanto hanno scritto le cronache.
L’articolo di oggi è stato pubblicato su due giornali del gruppo Caltagirone, Il Messaggero e Il Gazzettino. Anche il Manifesto parla oggi di cinque centri di espulsione aperti, senza elencarli, più o meno negli stessi termini, e attribuisce l’informazione ad imprecisate fonti del Viminale.
Il problema è che sul sito del Ministero dell’Interno una lista aggiornata dei centri di espulsione non c’è, quindi ognuno è autorizzato a pubblicare la cifra che vuole.
Wikipedia scrive che i Cie “oggi” sono 5, e fornisce la stessa lista riportata dal Messaggero. Cita però la fonte: un documento risalente alla fine del 2014.
Per cercare di capirci qualcosa, il Parlamento ha istituito una commissione d’inchiesta sui Cie e Cara, che al momento è stata ribattezzata “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate”.
Istituita a novembre 2014, doveva operare soltanto per un anno, al termine del quale, a maggio scorso, ha prodotto un documento di 152 pagine nel quale… non c’è la lista dei Cie funzionanti.
Il mandato della Commissione è stato prolungato fino alla fine della legislatura. L’attuale presidente è il toscano Federico Gelli. Il quale è anche responsabile sanità del Pd. Tanto è vero che su 21 post pubblicati sul suo sito ufficiale dall’inizio di novembre a oggi, 17 parlano di sanità e 1 parla di immigrazione: l’ha pubblicato per annunciare la convocazione in audizione del nuovo ministro dell’Interno Minniti e del presidente dell’Anci per sapere come si intende procedere per attuare il nuovo piano stabilito nell’accordo appena raggiunto tra Viminale e Anci a proposito della distribuzione dei migranti sul territorio nazionale (2,5 migranti ogni mille abitanti).
Gelli è diventato presidente della Commissione a febbraio 2016. In dieci mesi, nessuno ha ritenuto importante aggiungere questa informazione nella sua voce di Wikipedia.

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