Bivacchi a Udine

Un articolo pubblicato dal Messaggero Veneto pochi giorni fa segnala un bivacco con una decina di posti nei pressi del cimitero di Udine.
Si tratta forse di stranieri usciti dal circuito dell’accoglienza per avere commesso reati o violato le regole, ma c’è l’ipotesi che si possa trattare di persone che, dopo avere ottenuto lo status di rifugiato, non sanno dove andare.
Non chiedono l’elemosina, non infastidiscono gli abitanti del quartiere, ma a quanto pare abbandonano i rifiuti attorno al dormitorio, attirando anche qualche topo. “L’intero campo è una discarica a cielo aperto”, scrive il cronista.
Dice il sindaco: “La prefettura deve trovare il modo di gestire questa situazione. Il Ministero a sua volta deve farsi carico del fatto che esistono ‘altre Milano’ sul territorio italiano”.
“Noi siamo in grado di gestire l’accoglienza, ma deve esserci una distribuzione uniforme dei migranti sul territorio. Non si può continuare a prenderci in giro”, dice ancora il primo cittadino. “Il Comune di Udine si è già assunto le responsabilità. Non si può approfittare della bontà del nostro operato. Occorre costruire una rete tra enti, altrimenti rischiamo di perdere questa battaglia. Tutti devono assumersi l’impegno e farsi carico che esiste il problema di coloro che escono dal giro dell’accoglienza e che ora si trovano per strada”.
Sempre in questi giorni Il Giornale ha dedicato un articolo al campo profughi allestito nella caserma Cavarzerani, di Udine, che ospita oltre 700 profughi.
Lo spunto da cui si parte è che gli stranieri gettano i rifiuti in giro, e spetta agli operatori della Croce Rossa pulire il campo. Questi ultimi possono cercare di coinvolgere i profughi nelle operazioni di pulizia, ma spesso si sentono rispondere “No pay, no work”.
La giornalista ha lavorato per un mese all’interno del campo, per cui fornisce numerosi dettagli sul funzionamento della struttura e sulle difficoltà che ci sono al suo interno.
Le regole prevedono che la seconda volta che uno straniero viene trovato “in stato alterato”, ad esempio ubriaco, parte la segnalazione alla Questura, e la persona resta fuori dal campo.
Tra i commenti pubblicati dal sito del Giornale leggiamo: “Quei clandestini devono essere inquadrati e vigilati come dei prigionieri in un campo di concentramento”, “Bisogna invadere e occupare la Libia”, “Fate lavorare i negri a frustate”.
Nell’articolo si legge che i profughi ospitati nella struttura sono Pakistani e Afghani.
I cattolici vengono indirizzati dalla prefettura in altri campi, per evitare forti tensioni con i musulmani presenti. I quali sono già in disaccordo tra di loro, tanto che sono due le moschee allestite nella struttura “per evitare conflittualità per rivalità etniche”.
Alcuni utenti segnalano che i Pakistani non dovrebbero ricevere lo status di rifugiati, visto che il Pakistan non è un paese in guerra.
E’ di ieri la notizia di uno scontro a fuoco nel corso del quale sono morti due soldati pachistani e quattro assalitori, in una zona tribale non lontana dal confine con l’Afghanistan.
“I nostri combattenti sono entrati nella caserma Ghalani in risposta alle torture subite dai nostri uomini che sono incarcerati in essa”, si legge nella rivendicazione dell’attacco.

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