Fine mandato per Desi Bruno. Nessuna novità da Torino

E’ finito il mandato per Desi Bruno, garante regionale dei detenuti dell’Emilia Romagna.
Nel corso del quinquiennio in cui è rimasta in carica, si è occupata varie volte della situazione nei Cie di Modena e Bologna. Entrambi sono stati chiusi (nel 2013 e 2014), dopo la denuncia di carenze igienico sanitarie, e questo è uno dei successi che lei ha rivendicato nel corso della conferenza stampa finale.
La Bruno è stata uno dei garanti più attivi in questi anni sul fronte dei Cie. Un altro nome che è comparso spesso nelle cronache è stato quello di Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio.
Il Piemonte invece, dove pure esiste un centro di espulsione che finisce spesso al centro delle polemiche, ha tardato ad istituire la figura del garante dei detenuti.
La legge regionale era stata approvata nel 2009, ma il primo garante è stato nominato ad aprile 2014. La scelta è caduta su Bruno Mellano, dei Radicali Italiani, che aveva già visitato il centro di espulsione torinese nel 2009, descrivendolo con toni quasi entusiastici in un’intervista a Radio Radicale: la struttura era “il fiore all’occhiello del Ministero”, in quanto era stato completamente rinnovato dopo le polemiche, con la rimozione dei container in lamiera, e la costruzione di nuove strutture con una “dislocazione logistica razionale e adeguata”.
Una situazione completamente diversa rispetto a quella descritta dopo l’ultima visita, avvenuta a giugno scorso, quando invece i componenti della delegazione hanno rilevato una situazione di degrado: “unità abitative fatiscenti”, secondo le parole delle garante comunale dei detenuti Monica Cristina Gallo. “A Torino si verificano continue sommosse a causa della situazione invivibile”, aveva dichiarato invece un’esponente di Medu, “Il clima di tensione è filo conduttore, non esiste forma di ricreazione o impegno culturale. Anche la situazione sanitaria è drammatica, non c’è più la convenzione con l’Asl per le visite mediche, non c’è l’assistenza psicologica per le persone che hanno subito tortura o violenze”.
“I Cie non possono più essere luoghi dove non esiste rispetto dei diritti umani e delle libertà”, aveva detto Mellano. “Abbiamo trovato una situazione se possibile ancora peggiore di marzo”.
Da allora sono passati quasi cinque mesi.

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