Schengen sospesa per altri tre mesi

Venerdì scorso il Consiglio dell’Unione Europea, su raccomandazione della Commissione, ha prorogato per altri tre mesi i controlli in corso lungo le frontiere interne di cinque paesi: Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia.
Il presidente del Consiglio (il ministro dell’interno slovacco Kalinak) ha detto che l’obiettivo è quello di ripristinare Schengen il prima possibile “Non siamo ancora pronti, ma la situazione sta migliorando”, dice.
Ad una conferenza a Bruxelles sul tema della radicalizzazione, Kalinak ha detto che l’Europa dovrebbe accettare i migranti solo in numeri che può effettivamente assorbire. In caso contrario si corre il rischio che emerga frustrazione tra gli immigrati anche di seconda generazione, che potrebbero schierarsi con lo Stato Islamico. Già si stimano in circa 4.000 i cittadini dell’Ue che sono andati a combattere in Iraq e Siria nelle file degli integralisti.
Racconta Kalinak che il Portogallo si è offerto di ospitare 10 mila migranti, ma nessuno vuole andare lì: gli stranieri preferiscono restare in paesi dove ci sono già comunità formate da loro connazionali. Anziché puntare sulle quote obbligatorie, bisognerebbe affrontare la questione affidandosi al concetto di “solidarietà efficace”.
Questa proposta è sostenuta dal cosiddetto Gruppo di Visengard, un’alleanza di quattro paesi di cui fanno parte, oltre alla Slovacchia (l’unico ad aver adottato l’Euro), Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.
Intanto sulle frontiere esterne gli stati europei stanno cominciando a collaborare tra di loro, in vista della creazione di una guardia di frontiera comune. In questi giorni un contingente di poliziotti slovacchi è partito per la Bulgaria, per aiutare i colleghi a vigilare sul confine con la Turchia.
Nei mesi scorsi l’Unione Europea ha raggiunto un accordo col paese di Erdogan per bloccare i migranti. Ma l’accordo traballa in continuazione, c’è sempre chi propone di rivederlo. E dalla Turchia si lascia trasparire la minaccia di lasciare i cancelli aperti ai tre milioni di rifugiati attualmente ospitati nel paese. Se tutti partissero per l’Europa, come verrebbe gestito questo flusso?

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