Espulsioni illegali verso il Sudan

Scrive Avvenire che ci sono state espulsioni illegali verso il Darfur, sulla base di un accordo con l’Italia il cui testo è segreto. La denuncia è stata fatta pubblicamente dal “Tavolo nazionale asilo”, cartello di 17 organizzazioni che comprende A Buon Diritto, Acli, Amnesty internationa, Arci, Asgi, Msf e Save The Children. I fatti si sono venuti a sapere perché per alcuni degli stranieri da rimpatriare non è stato trovato posto sull’aereo, e hanno potuto presentare la richiesta di asilo che poi è stata accolta. Ma prima che partisse il volo nessuno li aveva informati della possibilità di richiedere asilo, né avevano parlato con un interprete che capisse la loro lingua. Il gruppo di stranieri era stato catturato a Ventimiglia, e portato poi a Taranto con uno di quei viaggi in pullman di cui si è parlato sui giornali nei giorni scorsi.
Il Fatto Quotidiano ha riportato la risposta del ministro dell’Interno Alfano: “Il rimpatrio dei sudanesi è avvenuto nel pieno rispetto di un accordo tra la polizia italiana e quella del Sudan”. Le associazioni ribattono che l’accordo viola la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo, che vieta i rimpatri collettivi, e norme europee che impongono di non inviare persone versi il Paese d’origine se esiste il pericolo che possano subire violazioni dei diritti umani. Scrive ancora il quotidiano che il dittatore sudanese Al-Bashir è ricercato dalla Corte Penale Internazione.
L’accordo col Sudan è stato firmato il 4 agosto. Il volo di rimpatrio collettivo è avvenuto venti giorni dopo. L’Acnur denuncia che in Sudan avvengono persecuzioni contro i cristiani, e c’è un conflitto armato tra due etnie, combattuto anche con il reclustamento di bambini-soldato. L’Italia l’anno scorso ha inviato oltre 500 mila dollari al Sudan per l’allestimento di campi profughi per i rifugiati del conflitto.
Già a giugno dell’anno scorso esisteva un mandato di arresto internazionale contro il presidente sudanese. C’erano state polemiche quando al-Bashir era stato lasciato ripartire dal Sudafrica, in cui era in visita, prima che un tribunale potesse valutare l’eventuale arresto. Il segretario generale del partito sudafricano al potere aveva detto che bisognava valutare l’ipotesi di ritirare l’adesione del suo paese allo statuto di Roma (che è alla base della Corte Penale Internazionale accusata da diversi funzionari del governo di avere pregiudizi nei confronti dei leader africani). Al-Bashir è ricercato per crimini contro l’umanità e genocidio in Darfur.
Da allora di lui non si era più parlato, sui mass media italiani.
Scrive Vice News che accordi come quello in atto con il Sudan sono già in vigore da anni con l’Egitto del generale al Sisi, con la Tunisia sotto minaccia dello Stato Islamico, con la Nigeria terrorizzata da Boko Haram e col Marocco, “l’unico Paese della lista ad avere pieno titolo ad essere considerato ‘sicuro'”.

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