Capalbio, Al di là del muro

Nei giorni scorsi c’è stata a Capalbio una conferenza sull’immigrazione, dopo le polemiche che ci sono state nel corso dell’estate. Un resoconto, a cura di Sel Grosseto, è stato pubblicato sul sito Maremma News. All’evento hanno partecipato due esponenti di soggetti impegnati da anni nell’accoglienza dei migranti, il sindaco di Capalbio e una senatrice di Sinistra Italiana. Secondo i relatori gli stranieri restano per circa due anni in attesa della risposta alla loro domanda di asilo. Un periodo più che sufficiente per integrarsi, solo che spesso al termine di questo periodo la loro richiesta… viene respinta. Secondo le ultime novità, a Capalbio una quindicina di persone hanno dato la disponibilità ad ospitare gli stranieri nelle loro case, nell’ambito di un progetto di accoglienza diffusa.
Nel corso dell’estate ci sono state forti polemiche, riprese a livello nazionale, dopo che la prefettura aveva deciso l’arrivo nel centro storico di cinquanta migranti, sollevando le proteste di sindaco, abitanti e villeggianti. S’era detto anche che  Capalbio, in quanto località turistica, meritava un trattamento speciale; l’ospitalità invece porta degrado. Un giurista su uno dei blog del Fatto Quotidiano aveva parlato di “miope atteggiamento del sindaco di Capalbio”, e si era augurato che in paese arrivassero “meno radical chic”, intesi come “persone benestanti che si compiacciono di assumere posizioni anche avanzate su determinati temi ma senza poi far conseguire una condotta coerente alle proprie esternazioni”.
In realtà secondo quanto scrive Repubblica, il sindaco di Capalbio aveva “sollevato la questione delle modalità con cui è avvenuta l’assegnazione del ‘contingente'”. Una cinquantina di migranti erano stati assegnati al suo Comune, che ha quattromila abitanti, mentre al vicino comune di Follonica ne erano stati assegnati 64, a fronte di 22 mila abitanti. “E poi come mai tutti uomini e giovani?”, si era chiesto ancora il primo cittadino. “Non va bene. Sarebbe meglio prendere delle famiglie che avrebbero poi anche l’opportunità di integrarsi meglio”.
Il termine “radical chic” era diventato una specie di tormentone a seguito di un articolo di Sallusti pubblicato sulla prima pagina del Giornale dal titolo “razzisti radical chic”. A un esponente del Partito Socialista, viceministro, era piaciuta l’espressione “sinistra al caviale”. Il sindaco aveva spiegato: “Per un cittadino di Capalbio ho 31,28 euro l’anno da destinare allo stato sociale. A un poveraccio sfrattato non posso pagargli una stanza. E per queste persone, dallo status da accertare, se ne spenderanno 33,50 al giorno”.
Sallusti, pur definendo “ridicolo” il “clan di Capalbio” (cioè i villeggianti ricchi di sinistra), esprimeva la sua solidarietà. “Solo dei deficienti possono pensare di trasformare uno dei borghi più belli d’Italia, e tra i più belli al mondo, in un centro di accoglienza a cielo aperto”, scriveva nel suo editoriale.
Ad aumentare la diffidenza dei cittadini c’era stata la notizia che l’unica cooperativa a partecipare alla gara era una di quelle commissariate nel corso dell’inchiesta su Mafia Capitale. E quando il sindaco ha chiesto al Prefetto l’accesso agli atti, questo gli è stato negato, in attesa dell’approvazione di Alfano.
Quattrocento residenti avevano firmato una petizione contro l’arrivo dei migranti, e due ricorsi al Tar risultavano presentati da privati. La prima udienza risulta fissata a novembre.

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