M5s: le caserme non sono la soluzione. Puglia, l’inferno di Borgo Mezzanone

I parlamentari del Movimento 5 Stelle che fanno parte della commissione migranti hanno commentato le ultime novità riguardanti la gestione dei profughi diffuse dal Governo. L’idea della “cabina di regia nazionale” sarebbe stata “copiata, e male da una nostra proposta”, mentre l’utilizzo delle caserme come centri di prima accoglienza “sembra prefigurare la nascita di nuovi ghetti”. “Bisogna muoversi verso un modello di accoglienza diffusa che rispetta la dignità dei migranti e non crea allarme sociale”, scrivono i pentastellati, che parlano anche di rispetto degli accordi bilaterali con i paesi di provenienza, di “non tollerare un’Europa che salva le banche ma lascia morire chi scappa dalle guerre”, e ricordano di nuovo la situazione dei Cara di Mineo e Borgo Mezzanone.
Le agenzie riportano una risposta del responsabile sicurezza del Partito Democratico Emanuele Fiano. “Un no pregiudiziale all’uso delle caserme per accogliere i migranti non è comprensibile”, afferma l’onorevole. “Non tutti gli enti locali, per problemi oggettivi e per problemi politici, reagiscono nello stesso modo alla necessità di produrre un’accoglienza diffusa. In alcuni di quei territori dove non c’è disponibilità di spazi adeguati, le caserme possono essere una risorsa”.
A quanto scrive il Corriere della Sera la “cabina di regia” sarà alle dipendenze della Presidenza del consiglio, e andrà ad affiancarsi ad una “nuova squadra” che è stata voluta dal Ministro dell’Interno. Si attende nei prossimi giorni di sapere il nome della persona che sarà chiamata a dirigere la task force. Scrive il Corriere che “il nuovo gruppo di intervento [di Alfano?] dovrà occuparsi anche delle procedure di gara di chi ha ottenuto l’appalto per gestire tutti i servizi all’interno [dei centri di accoglienza e identificazione] e infatti sarà composto anche da rappresentanti dell’autorità anticorruzione e della Guardia di Finanza”.
Di recente il ministero dell’Interno ha spinto la Prefettura di Foggia ad aprire un’inchiesta sul locale Cara dopo la denuncia del settimanale Espresso che aveva raccontato abusi e illeciti gravissimi compiuti nella struttura di accoglienza.
Anche Eugenio Scalfari aveva preso posizione dopo che la rivista aveva pubblicato un’inchiesta di Fabrizio Gatti che denunciava: nel Cara di Foggia “mille esseri umani sono trattati come bestie, e per ciascuno di loro le coop percepiscono 22 euro al giorno”.
Gatti aveva parlato di giovani migranti che vengono fatti “prostituire fuori dal campo”, altri che vengono sfruttati dal lavoro nero (“lavorano fino a 14 ore al giorno e guadagnano 16 euro, poco più di un euro all’ora e una mensa che piace soprattutto ai cani”). E aveva rilevato qualche problema di sicurezza, con porte che non si aprono, e mancanza di uscite di sicurezza: “se scoppia un incendio questa è una trappola”. Se l’era presa in particolare con i gestori della struttura: “le coop che dovrebbero gestire con competenza e amicizia quei rifugiati ed invece ignorano, direi volutamente, l’inferno che sta sotto i loro occhi”.
Gatti è un giornalista noto per le sue inchieste da infiltrato sulle rotte dell’immigrazione illegale dall’Africa all’Europa, sul caporalato nell’agricoltura e nell’edilizia, sulle scarse condizioni igieniche negli ospedali e sulla corruzione negli appalti pubblici.
Nel suo reportage descrive una situazione di estremo degrado, con alcuni migranti che “hanno sloggiato dei profughi per trasformare le loro stanzette in privatissimi negozi”, una baraccopoli che è nata rubando elettricità all’illuminazione pubblica, con fili elettrici da interni stesi in terra e collegati con “banalissimo nastro adesivo”. Ha scritto che mancano i secchi della spazzatura, e i cani girano ovunque, lacerando i sacchi dell’immondizia attirando anche i topi. Ha parlato anche di una “mafia nigeriana” che gestisce varie attività, tra cui la prostituzione delle ragazze ospitate nel Cara. Mentre era all’interno del centro, Gatti è stato anche minacciato da chi aveva notato che stava facendo troppe domande in giro.
Una breve di qualche giorno fa sul sito del Giornale parla di un’inchiesta che sarebbe stata aperta dalla Procura di Foggia, attorno al Cara di Borgo Mezzanone. “Corruzione, truffa, falso e falso in bilancio” i reati ipotizzati, ma non si sa a carico di chi. L’inchiesta sarebbe partita a seguito della piaga del caporalato: “Molti, troppi i braccianti arruolati dal Cara”. Partendo da pedinamenti ed intercettazioni per indagare questo fenomeno, gli inquirenti sarebbero arrivati, scrive il sito, a “mettere sotto osservazione la gestione complessiva del centro di accoglienza pugliese”.
La settimana scorsa il centro ha fatto notizia in quanto teatro di un accoltellamento: un trentunenne proveniente dal Camerun è stato ferito gravemente, per motivi non meglio precisati, da parte di un diciannovenne ivoriano. Il feritore è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.
Notizia più recente è che sei persone sono state denunciate per caporalato nel corso di un’operazione congiunta di carabinieri, forestale e ispettori della direzione territoriale del lavoro. Tra i braccianti sfruttati, anche 19 che provenivano appunto dal Cara di Borgo Mezzanone.

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