L’Abruzzo ancora senza garante

L’Abruzzo è l’unica regione in Italia ad essere rimasta senza garante dei detenuti. Lo scrive News-Town, descrivendo “il protrarsi infinito del gioco delle parti della politica regionale sulla pelle dei detenuti abruzzesi e in barba alle tutele nei confronti di questi ultimi”. A quanto pare la maggioranza avrebbe proposto la nomina di Rita Bernardini, esperta di carceri e figura di spicco del partito radicale, ma le opposizioni hanno bloccato la nomina. Il centrodestra per motivi di procedura, il Movimento 5 Stelle perché la Bernardini è una persona condannata. Ha infatti commesso un atto di disobbedienza civile per chiedere la legalizzazione delle droghe leggere. Una persona condannata non può essere garante dei detenuti? La questione delle droghe leggere non è una di quelle che stanno alla base del sovraffollamento delle carceri? Il Movimento 5 Stelle non è favorevole alla legalizzazione?
Sul sito regionale del Movimento non c’è al momento nessun riferimento recente alla Bernardini e a quello che sta succedendo in questi giorni. C’è un minipost datato 28 luglio nel quale si chiede con decisione di anticipare il punto all’ordine del giorno dell’elezione del garante, decisione che era stata bocciata dal consiglio. “Ormai è chiaro a tutti che questa maggioranza non ha intenzione di procedere con questa nomina”, scrivevano all’epoca i 5 stelle.
Un articolo del Tempo datato 10 gennaio parlava già della questione. “Le condanne riportate dalla Bernardini la rendono ineleggibile in un’ottica di legalità a cui questo paese dovrebbe costantemente ambire”, avevano scritto i pentastellati. Il ruolo di garante “è anche finalizzato e ispirato alla rieducazione dei detenuti e ciò sembra inconciliabile con il presupposto di aver ignorato una legge vigente”. Nonostante tutto definivano “condivisibili” le battaglie portate avanti dalla Bernardini. Il Tempo, citando l’Agenzia Radicale, tirava fuori poi i processi in cui era rimasto coinvolto un consigliere locale del Movimento, e una replica di un deputato dello stesso schieramento.
Abruzzo Web si sofferma sullo spiraglio che si è aperto a proposito di un accordo col centrodestra. Quest’ultimo schieramento sarebbe disposto a votare la Bernardini, ma soltanto a condizione che quest’ultima ritiri la sua candidatura, e che questa sia poi riproposta dal consiglio regionale. In settimana sono previsti incontri che potrebbero essere risolutivi.
Un articolo su un blog del Fatto Quotidiano datato gennaio 2014 riassumeva le posizioni in materia di legalizzazione avanzate da Pd e M5s. Secondo l’autore del post, i democratici erano confusi: volevano superare la Fini-Giovanardi, ma non era chiaro con cosa la volevano sostituire. Il Movimento 5 Stelle era più concreto: si parlava di istituire una tassa di concessione governativa, un numero massimo di piante di marijuana per la concessione domestica, e un quantitativo minimo di per uso personale. Non si parlava di esercizi commerciali come ce ne sono in Spagna o in America.
Il sito dell’Aduc (un’associazione che difende i diritti dei consumatori) a giugno 2008 riportava la notizia della condanna della Bernardini. La pena (4 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa) era estinta per indulto. Il reato commesso era avvenuto a giugno 2002, in Piazza del Campo a Siena, nell’ambito di un’azione di disobbedienza civile a favore dell’accesso a farmaci a base di marijuana. “Chi fa disobbedienza civile alla radicale e usando non violenza è pronto a subire una condanna perché è responsabile e consapevole del suo gesto”, aveva detto la deputata, eletta nelle file del Pd.

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