1500 posti “entro un mese”

Scrive il Corriere della Sera che nella lettera che il capo del Dipartimento Immigrazione e il capo della polizia invieranno questa mattina alla Commissione Europea “c’è l’impegno a ripristinare entro un mese i 1500 posti nei Cie per chi deve essere espulso, ‘anche se nessuna norma europea prevede questo tipo di obbligo'”.
Dove e come, ancora non viene chiarito. Chi li gestirà, ancora non è stato stabilito. Siamo alla vigilia delle elezioni locali in molte città, alcune delle quali potrebbero essere interessate dalla riapertura dei Cie, le informazioni vengono diffuse con molta prudenza.
Inoltre sarebbero soltanto tre gli hotspot mobili da aprire a breve, secondo l’articolo del Corriere: in Puglia, Reggio Calabria e Sardegna.
Gli hotspot fissi al momento sarebbero “cinque”, secondo il Corriere (che ne elenca quattro): Lampedusa (500 posti), Trapani-Milo (400), Pozzallo (300), Taranto (400). Totale 1600 posti. A cui si aggiungeranno a breve altre due strutture: una da 800 e l’altra da 300 posti (dove?).
La proposta di hotspot galleggianti intanto è diventata “eventuale”, e per giunta secondaria: servirebbe soltanto da “ammortizzatore in caso di emergenza per flussi elevati per effettuare lo screening sanitario o prendere le generalità”.
Nel frattempo a Gradisca d’Isonzo è in fase di assegnazione il nuovo appalto per la gestione del centro di accoglienza: nel bando si parla di 202 posti, quindi non si fa nessun riferimento a tutti quei migranti che ora sono ospitati temporaneamente nei locali dell’ex centro di espulsione. C’è la possibilità che la struttura venga svuotata dopo l’assegnazione del nuovo appalto. E…? Utilizzata di nuovo come Cie? La popolazione e le amministrazioni locali sono contrarie. Ma la capienza attuale a livello nazionale dei centri di espulsione è di meno di 500 posti, a quanto si dice. Per arrivare a 1500 bisogna pure aprire delle strutture da qualche parte.
In un documento pubblicato l’anno scorso dal Ministero si accennava alle strutture di Gradisca e di Milano. Anche quest’ultima è al momento utilizzata per lo smistamento dei profughi. E per giunta Milano è una città in cui si vota.
In entrambi i casi, nei mesi scorsi si è detto che “per ora” una riconversione in Cie è impossibile, visto che le strutture sono utilizzate per altri scopi. Per ora…

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