Chaouki: verso il disastro umanitario

Intervenendo alla presentazione del progetto Open Europe, il deputato del Partito Democratico Khalid Chaouki ha espresso forte scetticismo sia per come sono gestiti attualmente i flussi migratori, sia per la proposta di istituire hotspot galleggianti.
Chaouki ha lamentato scarse tutele e troppa discrezionalità nel valutare chi può fare domanda di asilo e scarsa accessibilità ai centri di detenzione per migranti da parte del mondo politico, delle associazioni e dei mezzi di informazione. “I numeri delle relocation comunicati dalla Commissione europea sono ridicoli di fronte alla sfida che abbiamo davanti”, ha detto l’onorevole. “Di fronte ai numeri alti, previsti nei prossimi mesi, ci troveremmo di fronte a un disastro umanitario in mezzo al mare o su eventuali piattaforme”, ha detto anche, riferendosi ai cosiddetti hotspot galleggianti.
Secondo quanto scrive il sito Affari Italiani all’Europa la proposta invece piace. Lo avrebbe detto pubblicamente il commissario per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos, precisando però che si sta lavorano per stabilirne la fattibilità giuridica e tecnica.
La Lega si è espressa tramite un comunicato di Roberto Calderoli, tutto incentrato sul fatto che anziché “rispedire a casa chi non ha i requisiti per entrare” il ministro si preoccupa dell’idea “assurda” di “portarli in crociera”. In realtà gli hotspot galleggianti servirebbero appunto a stabilire chi deve essere rimpatriato prima ancora di sbarcarlo sul territorio italiano. Le impronte verrebbero raccolte a bordo, e lì sarebbero anche compilati i questionari, in maniera che chi non ha diritto verrebbe trasferito immediatamente, subito dopo lo sbarco, nei centri di detenzione da cui far partire i rimpatri.
Presentando il programma OpenEurope per l’assistenza giuridica ai migranti, l’organizzazione Oxfam ha diffuso, anche online, un rapporto di 50 pagine che evidenzia le criticità del sistema degli hotspot e avanza dei suggerimenti per correggere il tutto. Nel rapporto c’è anche la fotocopia del modulo che viene fatto compilare ai migranti, e che contiene anche le caselle trabocchetto: venuto in Italia per -lavoro -raggiungere i familiari -fuggire dalla povertà -altro -asilo. Chi barra la casella -lavoro o -fuggire dalla povertà viene catalogato come migrante economico e quindi destinato ad essere rimpatriato. Il questionario viene compilato senza che nessun ente di tutela sia presente in questa fase. Neanche un funzionario dell’Unhcr. Molti hanno detto che la loro richiesta di asilo non è stata registrata sul questionario. Altri hanno risposto “sì” alla domanda “sei venuto per lavorare?”.
Secondo Oxfam la normativa dà alla polizia soltanto il ruolo di ricezione della domanda di asilo, mentre nella pratica, spesso solo sulla base di regolamenti, è la Polizia di Stato, insieme agli agenti di Frontex, che provvede alla “arbitraria distinzione tra richiedenti asilo e migranti irregolari”.
Intanto la notizia dell’incendio all’hotspot di Lampedusa non riesce ad uscire dai media locali. Secondo l’ultima versione dei fatti sette stranieri sono finiti in carcere con l’accusa di “tentata strage”. Nei giorni scorsi hanno dato alle fiamme uno dei padiglioni del centro, forse per ritorsione verso i membri di un altro gruppo etnico dopo una lite. Il sito Live Sicilia pubblica un’intervista al sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. “Non possiamo usare l’isola come prigione, questo è un principio cardine”, ha detto. “L’hotspot concepito così come lo vuole l’Europa, cioè come un sistema che serve a identificare i migranti economici e a respingerli, non può funzionare a Lampedusa”. E anche lei nota il fallimento del meccanismo per il ricollocamento: su 39 mila migranti sbarcati tra Lampedusa e Lesbo a partire da settembre, ne sono stati ricollocati solo 580.

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