La salute dei migranti nei Cie, negli hotspot e nelle carceri

Si è svolto a Torino il XIV congresso nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. Tra le altre questioni, si è parlato anche della salute degli stranieri nei centri di detenzione.
La direttrice dell’associazione A Buon Diritto ha dichiarato, secondo quanto scrive Lapresse, che i centri in cui vengono reclusi gli immigrati “spesso non riescono a rispondere ai veri bisogni di salute, che sono in primo luogo bisogno di ascolto e supporto psicologico”. Con la conseguenza che gli stranieri ricorrono ad atti di autolesionismo che “consentono l’ingresso nei canali di assistenza sanitaria nazionale e spesso consentono l’uscita dai centri di detenzione e il tentativo di fuga”.
In primo piano è finita la condizione degli stranieri nelle carceri. I dati valutati dalla Simm non indicano maggiore propensione degli stranieri a trasgredire la legge. “Si tratta di un fenomeno in gran parte ascrivibile al processo di discriminazione e criminalizzazione della figura dell’immigrato che permea l’intero sistema penale italiano”. La clandestinità stessa è considerata reato, l’impossibilità per un clandestino di trovare un lavoro lo spinge verso l’illegalità, e per giunta si segnala una “maggior predisposizione delle forze dell’ordine ad eseguire controlli sulla popolazione immigrata”. Insomma, uno straniero che commette un reato ha maggiori possibilità di essere scoperto rispetto ad un italiano. Ciononostante, la gran parte degli stranieri entra in carcere per reati di bassa entità e fa più fatica a beneficiare di misure alternative al carcere, non avendo residenza certificabile, rete familiare o un lavoro.
Martedì scorso i mass media locali hanno diffuso la notizia che un detenuto tunisino nel carcere di Catanzaro si è dato fuoco “come atto di protesta per ottenere l’espulsione”. Il sindacato di polizia Sappe ha diffuso i dati nazionali relativi al 2015: su 7.029 atti di autolesionismo registrato, 4.278 erano attribuibili a detenuti stranieri (il 60%). Su 39 suicidi, 14 erano stranieri (35%).
Il protagonista dell’ultimo atto di protesta si è coperto le gambe con giornali cosparsi di olio e poi li ha incendiati. E’ stato salvato dall’intervento di un assistente capo della polizia penitenziaria, intervenuto con un idrante.

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