Serracchiani, niente Cie in Fvg. Alfano: hotspot galleggianti. Avramopoulos: accelerare i rimpatri

Commentando le dichiarazioni del Ministro Alfano a proposito della necessità di aprire degli hotspot di secondo livello per evitare che l’Austria chiuda i confini, la presidente della regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha dichiarato: “L’esperienza del Cie in Friuli Venezia Giulia l’abbiamo già fatta e non intendiamo ripeterla”. Tanto basta per farle guadagnare il titolo su alcuni siti web locali e in alcuni lanci di agenzia: “Serracchiani, ma niente nuovi Cie in Fvg”, titola Il Piccolo.
La proposta di aprire hotspot di secondo livello è ancora vaga: non si sa quanti saranno, quanti migranti dovranno ospitare, entro quando dovranno essere aperti.
In Friuli però si parla di creare una “struttura” nell’autoparco di Coccau a Tarvisio, provincia di Udine. Un “centro di prima accoglienza, un hub per la distribuzione delle persone, dove installare un ambulatorio medico e un posto di polizia. L’obiettivo sarebbe quello di non far scendere a Udine i migranti che oggi devono recarsi nella locale Questura”, nelle parole dell’assessore regionale all’immigrazione.
Fermando i migranti a Tarvisio, “avremmo risolto il problema: i migranti potrebbero essere trasferiti direttamente in altre regioni”. Facile.
Si tratterebbe soprattutto di migranti giunti dall’Austria. E scoraggerebbe l’arrivo da sud dei migranti che sanno che il Brennero è blindato: se sapessero che anche da Tarvisio non si passa, non ci si avvicinerebbero neanche.
Prima di incontrare il ministro dell’Interno austriaco, Alfano ha incontrato a Catania il commissario europeo per la migrazione Dimitris Avramopoulos, lanciando l’idea degli “hotspot galleggianti”, cioè di utilizzare “una o più navi” per le operazioni di fotosegnalamento. “In modo che nessuno possa scappare, e tutto avvenga nel pieno rispetto dei diritti umani”, ha detto Alfano mercoledì. “In questo modo non avremo necessità di un posto fisso per hotspot”.
Avramopoulos ha rilasciato varie dichiarazioni in questi giorni. Ha detto: “Invece di erigere muri dovremmo costruire ponti”, “la libera circolazione è la più grande conquista dell’Unione Europea e sono ben determinato a difenderla e rafforzarla”.
Ma ha anche detto che con i fondi europei “l’Italia deve riavviare urgentemente il suo vasto programma di rimpatrio volontario e aumentare le sue capacità di riammissione nei paesi terzi”.
A quanto pare, nel 2014 l’Italia ha ricevuto 22 milioni di euro di finanziamenti di emergenza, che si aggiungono a 600 milioni per far fronte alle sfide migratorie stanziati per il periodo 2014-2020.
Secondo il commissario “i migranti che arrivano in Italia non sono gli stessi che partono dalla Turchia”, quindi l’accordo Ue-Turchia non dovrebbe influire troppo sui flussi.
Il numero degli arrivi in Italia ha ripreso a salire, nell’inizio dell’anno, e si segnala un aumento degli arrivi dall’Egitto.
Avramopoulos non si è mostrato particolarmente preoccupato (a generare ansia ci hanno pensato poi i titoli dei giornali), ma su un punto è stato chiaro: “occorre che tutti i centri di accoglienza, compresi i centri di detenzione, siano operativi, e che il rimpatrio di coloro che non hanno diritto venga accelerato”.
La proposta degli hotspot galleggianti sarebbe “interessante”, secondo Avramopoulos, che avrebbe dichiarato: “la stiamo studiando”.

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