Nuovi “centri chiusi”

Parlando con i giornalisti dopo l’incontro con il Ministro dell’Interno austriaco Wolfang Sobotka, Angelino Alfano ha annunciato che saranno istituiti gli hotspot di secondo livello: “dovremo realizzare un sistema di centri chiusi dove contenere i migranti irregolari da rimpatriare”, ha detto Alfano.
Ne aveva parlato già all’inizio di marzo: le strutture dovrebbero servire “per organizzare meglio i rimpatri”. In quell’occasione aveva detto anche “non costruiremo nuovi Cie”.
Insomma, si tratterebbe di centri in cui trattenere gli stranieri da identificare ed espellere, che però non si chiamano Centri di Identificazione ed Espulsione.
Ovviamente la differenza non è soltanto nel nome, ma anche nella gestione: gli hotspot prevedono il coinvolgimento delle autorità europee. Comunqe il sito del Giornale titola: “Alfano esulta per nulla e intanto riapre i Cie”. Capita nel centro-destra che si chiamino Cie anche i centri di accoglienza, ma in questo caso la scelta è voluta. “Ora Alfano li chiama ‘hotspot di secondo livello’, ma in realtà si tratta della riesumazione dei vecchi centri di identificazione ed espulsione ormai ridotti al lumicino”, scrive l’autrice dell’articolo.
L'”esultanza per nulla” a cui si accenna nel titolo riguarda le reazioni alle dichiarazioni del ministro austriaco, il quale ha affermato che non verrà costruito alcun muro alla frontiera con l’Italia. Si tratterà soltanto di una recinzione con lo scopo di “incanalare i flussi” lungo le vie di comunicazione, dove ci dovranno essere controlli aumentati sia sul lato austriaco che su quello italiano (qui da parte delle forze dell’ordine italiane, ovviamente).
La proposta di creare hotspot di secondo livello serve a rassicurare gli austriaci sulla capacità dell’Italia di gestire flussi migratori in caso di emergenza.
Comunque, finora il progetto resta vago: quanti sarebbero questi hotspot di secondo livello? Dove verrebbero allestiti? Quando inizieranno a funzionare? Per ora non se ne sa niente.

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