Cie e organizzazioni umanitarie

Dopodomani sarà presentato a Orvieto il libro “Cie e la complicità delle organizzazioni umanitarie”, edito da Sensibili alle Foglie. Sarà presente l’autore, Davide Cadeddu. Alla base del libro c’è l’idea che “i dispositivi fondamentali sui quali questi non-luoghi sono costruiti sono gli stessi che hanno caratterizzato i campi di internamento storici, compresi i lager nazisti. […] Chiudere in gabbia delle persone che si spostano nel mondo non sembra in ogni caso una risposta accettabile”.
Il libro è stato scritto anni fa. Periodicamente vengono organizzate delle presentazioni, annunciate sempre con lo stesso comunicato che riporta i dati del 2012, ma sul web non ha generato praticamente nessun dibattito, nessuna reazione.
Il sito Controlacrisi.org ne ha pubblicato, nel 2014, un estratto (datato 2009):
“Anche se le persone che lavorano nei Cie per conto di queste organizzazioni non tengono materialmente in mano le chiavi delle gabbie, anche se non partecipano direttamente ai pestaggi (ma chiudono gli occhi quando questi avvengono), anche se non ridono quando i reclusi, disperati, si mutilano e urlano di dolore, anche se non compiono abusi sessuali contro le detenute o non sono negligenti di fronte ai malori, anche gravi dei prigionieri, anche se tanti ragazzi non fossero morti nei Cie, sotto i loro occhi indifferenti, e anche se immaginassimo per un attimo che tutte queste cose non fossero mai accadute, essi assolvono comunque alla funzione, diretta o complice, di carcerieri”.
L’autore nomina due personaggi del mondo cattolico, don Lorenzo Milani e don Tonino Bello, “che rivolsero un forte invito alla disobbedienza civile contro le leggi ingiuste e contro gli apparati militari del loro tempo”.
“Di fronte a un campo di internamento la non-collaborazione è il minimo e bisogna saperla pretendere da sé e dai propri colleghi, fuoriuscendo dal ricatto della sicurezza del proprio posto di lavoro e da tutte quelle logiche prettamente aziendalistiche che producono questo tipo di pensieri”, scrive Cadeddu. “O si sceglie la non-collaborazione, e poi l’opposizione attiva, pratica e determinata, o si finisce in un ginepraio fatto di dichiarazioni roboanti e compromessi, di bei principi e pratiche collaborazioniste, di discorsi forbiti e di equivoci interessati”.

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