Commissione centri migranti, richiesta di proroga

La Commissione d’inchiesta sui centri per migranti della Camera dei Deputati potrebbe continuare le attività fino al termine della legislatura, ad un costo di 90 mila euro annui.
La proposta è stata sottoscritta da tutti parlamentari della commissione appartenenti al Pd, più quelli di Democrazia Solidale, Fratelli D’Italia, Scelta Civica, Ncd-Udc, Psi-Pli e da uno di Forza Italia. In più c’è la firma di un esponente della commissione Affari Costituzionali, competente in materia. Sedici firme in tutto.
Non hanno firmato la richiesta di proroga: una parlamentare di Forza Italia e i rappresentanti di Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà, Lega Nord.
Tra i motivi che hanno spinto i parlamentari a chiedere la proroga c’è la recente riforma del sistema di accoglienza dei migranti, introdotta con il decreto legislativo 142/2015, che ha attuato almeno due direttive europee in materia di protezione internazionale e accoglienza dei richiedenti asilo, e che richiede ulteriori approfondimenti.
A questo si aggiungono i ritardi dovuti ai “tempi tecnici occorrenti per l’espletamento delle procedure necessarie” per essere pienamente operativi, “compresa la procedura di designazione dei consulenti”.
E poi ci sono vari ritocchi e chiarimenti a proposito degli obiettivi dell’inchiesta.
Sul sito della Camera risulta che giovedì scorso se ne è occupata la commissione Affari Costituzionali, ma non si sa con quale esito.
I mass media non se ne occupano, tenuto conto che anche i componenti della commissione non pubblicano aggiornamenti in proposito sui loro blog e social network.
Ha fatto eccezione Tiscali, che ne ha preso spunto per un articolo dal titolo “Le commissioni d’inchiesta che sfidano il ridicolo ma creano poltrone in Parlamento. Ecco le più strane”. La tesi è quella che creare una commissione è il modo migliore per lasciare le cose come stanno.
Il presidente della commissione, Federico Gelli, mercoledì scorso ha postato su Facebook il video dell’intervista che ha rilasciato nello studio di Rainews 24. In risposta ad una domanda sulla chiusura del confine tra Grecia e Macedonia ha dichiarato: “è evidente che questa pressione migratoria di disperati e affamati che sfuggono dalle guerre e dalle violenze, se non trova una via, un canale nel Baltico, corriamo il rischio di ritrovarcela sulle nostre coste, magari che arrivano direttamente dall’Albania o dal Nordafrica”.
Il “canale nel Baltico” di cui parla Gelli è forse la “rotta balcanica” che è stata chiusa alcuni giorni fa, facendo ipotizzare oltre 100 mila arrivi sulle coste italiane.
Gelli è entrato a far parte della commissione sui centri per migranti soltanto il 18 febbraio, per diventarne presidente 5 giorni dopo.
Pochi giorni fa il vicepresidente della Commissione, Giuseppe Brescia, Movimento 5 Stelle, si è detto preoccupato per quello che potrebbe succedere ora che si in Europa “si stanno chiudendo le porte”. Ha scritto: “Il governo, sfruttando la poca attenzione dei cittadini, sta prendendo decisioni gravissime che presto metteranno il paese nei guai. […] Si va incontro ad un disastro annunciato”.
Le proposte del Movimento sono: superamento del regolamento di Dublino, piena attuazione dei ricollocamenti (ne sono stati effettuati solo 230 sui 160 mila promessi), le quote per paese Ue e il superamento dei grandi centri.
Il segretario della Commissione, Erasmo Palazzotto, Si-Sel, all’inizio di questo mese ha dichiarato: “Non possiamo continuare ad affrontare una questione epocale con muri e filo spinato o con gli hotspot che hanno creato solo altra clandestinità. Servono politiche di ampio respiro, cominciando dalla costruzione di corridoi umanitari. Che per altro chiuderebbero il rubinetto ai trafficanti di esseri umani e farebbero cessare le stragi nei nostri mari”.
Ieri il Ministro degli Esteri austriaco ha dichiarato che bisogna “fare tutto quello che abbiamo fatto lungo la rotta balcanica anche lungo la rotta Italia-Mediterraneo, in modo che sia chiaro che il tempo del lasciapassare verso la Mitteleuropa è finito, qualsiasi sia la rotta”.
Altro che corridoi umanitari…

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