Nuovo rapporto della Commissione Diritti Umani del Senato. Camera: Gelli al posto di Migliore?

La Commissione Diritti Umani del Senato presieduta da Luigi Manconi ha pubblicato un nuovo rapporto sui Centri di Identificazione ed Espulsione.
Il documento, di 52 pagine, è scaricabile gratuitamente dal sito del Senato.
Si tratta del secondo documento di questo tipo preparato dalla Commissione: il primo risale al 2014.
La principale novità emersa nell’ultimo anno è la creazione degli hotspot per la registrazione e la raccolta delle impronte dei profughi appena sbarcati.
Il documento contiene anche dati relativi ai centri di espulsione attualmente funzionati, con informazioni sull’ente gestore e sulla capienza teorica ed effettiva.
Dopo che il Cie di Trapani è stato trasformato in hotspot, i centri sono rimasti in nove, di cui tre adibiti ad altri usi. A fronte di una capienza teorica di 1.195 posti si ha una capienza effettiva di 413 posti. Che a sua volta non coincide col numero di presenze registrato dalla commissione nei sei centri attivi: 284. Meno di un quarto.
Emblematico il caso di Roma: in una struttura da 125 posti sono ospitate solo 34 persone, tutte donne, visto che è l’intero settore maschile ad essere fuori uso.
Il rapporto della Commissione ripete quanto contenuto nella roadmap diffusa dal Ministero dell’Interno a settembre scorso: “si ipotizza la riapertura del Cie di Milano (132 posti) e di Gradisca d’Isonzo (248 posti) dove poter attuare tutte le procedure che sono necessarie per il rimpatrio forzato dei migranti irregolari”. Riapertura che nelle ultime settimane è stata smentita, ma solo a voce e nel breve termine.
Sul fronte degli hotspot, la commissione è particolarmente preoccupata dalle procedure di pre-identificazione: ai profughi appena sbarcati viene dato un questionario da compilare, che contiene non soltanto i dati personali, ma anche informazioni che determinano la classificazione dello straniero appena arrivato. Se il profugo appena sbarcato, alla domanda sul motivo per cui è arrivato in Italia, barra la casella “per lavoro” anziché “per asilo”, rischia di essere classificato come migrante economico (da espellere) anziché come richiedente asilo (da accogliere). E’ vero che è possibile cambiare in seguito la risposta, ma comunque possono esserci grossi problemi per lo straniero: si rischia di “minare la possibilità di accedere concretamente alla protezione internazionale e di avere informazioni chiare sul diritto di asilo”, scrive la Commissione.
E’ vero che ai migranti viene dato un opuscolo in varie lingue che spiega la situazione, ma non è prevista al momento della compilazione del modulo nessuna assistenza da parte del personale del centro.
“La pre-identificazione, così come viene espletata attualmente risulta essere un esame sommario e superficiale che non coinvolge operatori umanitari e che non tutela pienamente il diritto a chiedere un’eventuale protezione internazionale da parte dei profughi”, si legge nel rapporto.
La commissione segnala anche la situazione di 184 profughi eritrei che da settimane si trovano a Lampedusa e rifiutano di farsi prendere le impronte, perché intendono raggiungere altre destinazioni europee senza dover restare bloccati in Italia dalle procedure previste dal trattato di Dublino.
Gli stranieri trasferiti all’estero da settembre in poi sono soltanto 279, su oltre 4500 arrivi a Lampedusa (ma altri 198 sono in procinto di partire mentre 86 hanno avviato da poco la procedura).
La commissione trae la conclusione che il piano europeo è fallito perché sono fallite entrambe le direttrici principali: sia quella del ricollocamento a livello europeo, sia quella dei rimpatri.
Un resoconto della conferenza stampa di presentazione del rapporto è stato pubblicato dal sito Huffington Post, che dà ampio risalto ad una dichiarazione del viceministro all’interno Filippo Bubbico, secondo cui la barriera anti-migranti che l’Austria minaccia di costruire sarebbe “un favore a noi”. L’Italia diventerebbe di colpo meno appetibile per gli stranieri, che saprebbero di non poterla utilizzare come ponte per arrivare nel nord Europa.
Il lavoro della Commissione Diritti Umani del Senato si sovrappone in parte con quello della Commissione sui centri per migranti che invece è stata creata dalla Camera dei Deputati. La quale è da poco rimasta senza presidente, dopo che Gennaro Migliore è stato chiamato a far parte del governo in qualità di Sottosegretario alla Giustizia.
La nomina del nuovo presidente è attesa a giorni. Secondo un’indiscrezione diffusa dal sito Quotidiano Sanità, l’incarico potrebbe essere affidato a Federico Gelli, responsabile sanità del Pd (che comunque manterrebbe anche la carica all’interno del partito). Ipotesi strana, tenuto conto che Gelli non fa parte della Commissione, e quindi non ha seguito le attività svolte finora.
In più, si tratta di un esponente del Partito Democratico, e già questo potrebbe creare qualche intoppo: all’inizio di questo mese i tre esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione hanno minacciato “barricate” qualora la presidenza fosse stata assegnata ad un altro membro della maggioranza. “Se il Pd crede di poter gestire la commissione come se fosse un ufficio del Nazareno attribuendo la presidenza a un altro membro della maggioranza, il M5s si autosospenderà e lascerà i lavori”, si leggeva in un comunicato diffuso meno di due settimane fa.

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