34 mila espulsi nel 2015 (sulla carta)

Repubblica ha analizzato nel dettaglio un dato fornito dal capo della polizia Alessandro Pansa, ascoltato il 20 gennaio scorso dalla commissione d’inchiesta sui centri per immigrati.
Pansa ha dichiarato che i provvedimenti di espulsione sono stati 34.107 nel corso del 2015.
“Peccato che i migranti effettivamente allontanati sono stati solo 15.979”, scrive Repubblica.
Si tratta di 8.736 respinti alla frontiera, più 3.555 respinti verso un altro paese europeo, più 3.688 rimpatriati.
Della prima categoria fanno parte soprattutto afghani, siriani e pachistani, intercettati in mare nell’Adriatico, che vengono rimandati indietro sui traghetti. Oppure afghani e pachistani che cercano di introdursi in Italia tramite il confine con l’Austria o la Slovenia.
Della seconda categoria fanno parte quegli stranieri che, intercettati sul territorio italiano, risultano già identificati da un altro stato europeo. Oppure, sono semplicemente in possesso di uno scontrino che dimostra che hanno effettuato acquisti all’estero prima di arrivare in Italia. Visto che il trattato di Dublino stabilisce che chi è stato identificato in uno stato europeo non è libero di spostarsi negli altri stati della cosiddetta Unione Europea, lo straniero viene respinto verso il paese europeo di provenienza.
Per quanto riguarda l’ultima categoria, solo in 1.159 casi si tratta di persone espulse con ordine del giudice perché oggetto di condanne (appena un terzo del totale).
Ai 18.128 che rimangono è stato semplicemente dato un ordine del questore di lasciare il territorio italiano con mezzi propri.
Cos’è che rallenta i meccanismi di espulsione? Secondo gli addetti ai lavori i fattori principali sono due: la mancanza di posti nei Cie, e la mancanza di accordi con i paesi d’origine.
Cioè funziona così: quando le forze dell’ordine catturano uno straniero irregolare dovrebbero trasferirlo al Cie. Ma se non ci sono posti disponibili sono costretti a rilasciarlo, con ordine di allontanarsi dall’Italia con mezzi propri. E i posti disponibili sono pochi, meno di mille in totale, tenuto conto che metà dei centri attivi qualche anno fa sono stati distrutti dalle rivolte, o adibiti a centri di accoglienza, o comunque chiusi definitivamente.
Sul fronte degli accordi invece, tutto dipende dalla collaborazione del paese di origine. Col Senegal, scrive Repubblica, non c’è accordo. E se lo stato non accetta il rimpatrio, il rimpatrio non si può fare.
Con altri stati invece l’accordo c’è. Più o meno efficiente a seconda dei casi. Ad esempio, il Marocco accetta rimpatri di massimo otto espulsi alla volta. “Molti paesi d’origine infatti preferiscono accogliere piccoli pacchetti”, spiegano a Repubblica fonti del Viminale.
C’è da dire infine che gli accordi non vengono stipulati a livello europeo, ma a livello di singoli stati. Così se gli stranieri di una certa nazionalità, per esempio senegalesi, vengono a sapere che i paesi del nord Europa hanno un accordi di rimpatrio col proprio paese d’origine mentre altri stati, tra cui l’Italia, no, possono decidere di spostarsi là dove corrono meno rischi di essere allontanati.
E a proposito di nord Europa, è di questi giorni la notizia che la Svezia ha respinto almeno 60 mila richieste di asilo. Numero che potrebbe salire fino a 80 mila. Il governo sta pensando di noleggiare dei charter per le operazioni di rimpatrio che potrebbero durare anni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...