Dichiarazioni di Fabrice Leggeri

Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex, ha rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco Bild nella quale ha affermato: “Chi è entrato irregolarmente e non ha diritto all’asilo deve rapidamente essere ricondotto nel proprio Paese. Per poter agire in tal senso, sono necessari dispositivi di accoglienza, nei quali dovranno essere detenuti in caso di necessità”. Leggeri ha anche ricordato che “secondo il diritto europeo è possibile trattenere in stato di arresto gli immigrati irregolari fino a 18 mesi, per aver tempo di organizzare il rimpatrio”.
La notizia è stata riportata dal sito del Giornale col titolo “Clandestini, Frontex è più dura di noi: ‘Subito a casa o in cella fino a 18 mesi'”.
Secondo i dati europei alle frontiere Ue sono stati registrati 800 mila ingressi irregolari, con un aumento del 250% rispetto allo stesso periodo del 2014.
I dati riguardanti l’Italia, diffusi nei giorni scorsi dal Ministero dell’Interno, parlano di una diminuzione del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: 141 mila arrivi.
La normativa italiana era stata adeguata a quella europea quando il Ministero dell’Interno era stato affidato al leghista Maroni. Poi il limite massimo di permanenza nei Cie è sceso da 18 a 3 mesi. Questo significa che se entro quel termine non è possibile effettuare identificazione e il rimpatrio, si dà per scontato che non lo sia anche nel periodo successivo, per cui si preferisce rilasciare lo straniero con l’ordine di abbandonare il territorio italiano, piuttosto che trattenerlo inutilmente per oltre un anno.
In molti casi però, quando c’è un accordo col paese di origine dello straniero, il tempo necessario all’identificazione può essere molto minore dei tre mesi previsti come limite.
“I Cie in funzione sono cinque”, scrive il Giornale. In realtà di recente sembra che abbia riaperto anche quello di Brindisi, quindi saremmo a quota sei. La notizia è non è stata praticamente riportata dai mezzi di informazione, sebbene ci sia già stata una manifestazione non autorizzata di fronte alla struttura che ha portato al fermo e alla denuncia di una quindicina di attivisti, in gran parte pugliesi.
Un tempo sul sito del Ministero dell’Interno era disponibile una lista dei centri di espulsione, con tanto di capienza teorica, anche se non veniva aggiornata costantemente quando di volta in volta i Cie venivano chiusi (solo pochi anni fa erano tredici). Poi il dato sulla capienza è sparito. Ora sembra che sia sparita anche la lista, o comunque non è più facilmente accessibile.

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