Internazionale: vuoto normativo

Internazionale ha pubblicato un riassunto delle leggi che regolano l’immigrazione in Italia, vista la centralità dell’argomento nel dibattito attuale.
Uno dei punti principali della discussione è il reato di clandestinità. “Il 2 aprile 2014 una legge delega approvata dal parlamento dava al governo 18 mesi per emanare un decreto legislativo che depenalizzasse l’ingresso e il soggiorno irregolare. Ma finora resta un vuoto normativo”.
I 18 mesi ovviamente non sono ancora scaduti: c’è tempo fino ad ottobre. In tutto questo periodo comunque nessuno si è occupato del problema: solo negli ultimi giorni alcuni articoli di giornale e alcune dichiarazioni facevano notare all’opinione pubblica che teoricamente il reato di immigrazione clandestina potrebbe essere ancora applicato (e chissà che non lo sia: l’attenzione su quello che succede nella realtà, al di fuori del dibattito ideologico, è sempre molto scarsa).
Il reato di immigrazione clandestina è stato introdotto con la legge 15 luglio 2009 numero 94. Prevedeva un’ammenda da cinquemila a diecimila euro per lo straniero che entra illegalmente in territorio italiano. Il vero scopo della legge era permettere che gli stranieri potessero essere rinchiusi nei Cie in attesa di espulsione: visto che non si poteva imprigionare uno straniero che non aveva commesso reati sul territorio italiano, la soluzione trovata dal governo era quella di considerare reato lo stesso ingresso irregolare.
Al momento i centri di espulsione propriamente detti in Italia sarebbero soltanto 5, a fronte dei 13 che erano previsti all’epoca. La capienza è molto limitata, ridotta ancora di più dai danni provocati dai reclusi che rendono inagibili parti delle strutture. I centri sono in gran parte saturi. In alcuni casi anche quattro detenuti su cinque hanno precedenti esperienze carcerarie. Per loro lo stratagemma del reato di clandestinità è inutile, visto che sono già considerati pericolosi socialmente. Nel Cie di Torino 2 reclusi su 5 arrivano direttamente dal carcere: vengono trasferiti nella struttura al momento del rilascio, dopo avere scontato in tutto o in parte la pena. A quel punto ulteriori reati commessi mentre sono in attesa di espulsione spesso non vengono loro contestati. Se venissero accusati di aggressione a pubblico ufficiale, ad esempio, dovrebbero tornare in carcere anziché essere espulsi. Così si preferisce chiudere un occhio (anche se non tutti sono d’accordo).

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