Il Giornale: il reato di clandestinità esiste ancora

Scrive il Giornale che il reato di clandestinità non è mai stato abrogato veramente. La legge approvata dal Parlamento nel 2014 infatti conteneva soltanto una delega al Governo affinché abolisse il reato in questione. In tutti questi mesi il Governo non ha mai esercitato questa delega.
“Tecnicamente, da domani qualsiasi magistrato potrebbe applicare la legge ed espellere gli immigrati non in possesso dei requisiti richiesti”, scrive Il Giornale. “Con buona pace di chi si è stracciato le vesti contestando una norma che poi, di fatto, ha mantenuto in vita”.
Poche ore fa il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha emesso una nota nella quale chiede di ripristinare il reato di immigrazione clandestina “che fu cancellato da Grillo e dai grillini che ci sono sempre alleati con il Pd favorendo le politiche di apertura dell’Italia a quasiasi approdo”.
Gasparri scrive anche che “il ripensamento estivo di Grillo tra uno yacht e una spiaggia è assolutamente ridicolo”, riferendosi ad un post pubblicato sul blog del comico genovese, a firma di Vittorio Bertola (consigliere comunale M5s a Torino), nel quale si chiede un giro di vite sui permessi di soggiorno per protezione umanitaria.
Anche il forzista Galan, sulla scia di quanto ha detto Gasparri, si scaglia contro Grillo, che “pensa di infinocchiare gli elettori come i peggiori dei vecchi politici”.
Il reato di clandestinità venne introdotto nel 2009, quando al governo c’era ancora Berlusconi, per aggirare le norme europee che scoraggiavano la reclusione degli stranieri irregolari che non avevano commesso reati. Considerando reato la stessa permanenza sul territorio italiano degli stranieri senza permesso di soggiorno, ecco che si spianava la strada alla loro reclusione nei centri di espulsione.
All’epoca i centri erano 13 (almeno sulla carta). Oggi sono solo 5. Quindi comunque non ci sarebbe abbastanza posto per rinchiudervi tutti gli irregolari.
Scriveva LaPresse pochi giorni fa che l’80 per cento dei reclusi nel Cie di Torino è già stato in carcere. Quindi comunque possono essere rinchiusi ed espulsi senza lo stratagemma del reato di clandestinità: basta che siano considerati pericolosi socialmente.
Gli altri probabilmente sono finiti dietro le mura del centro dopo un’inottemperanza all’ordine del questore di allontanarsi dal territorio nazionale.
Il Cie torinese aveva in origine una capienza di 180 posti, dimezzata dopo che “alcune strutture sono state danneggiate da precedenti rivolte”.
Sul Giornale d’Italia, diretto da Francesco Storace, un anonimo operatore di polizia si sfogava dicendo che il Cie di Ponte Galeria, Roma, è saturo: “Quindi la volante o la pattuglia quando arresta un extracomunitario non sa dove portarlo. Cosa avviene? Si fa l’espulsione, ma non il trattenimento. Si rilascia un foglio di carta con su scritto: da oggi hai l’obbligo di lasciare il territorio nazionale con le proprie gambe”.
Insomma, il problema non riguarderebbe le leggi in vigore, bensì l’effettiva disponibilità dei posti sul territorio.

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