Nei Cie di Torino e Roma

LaPresse pubblica un resoconto di una visita nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Torino. A quanto pare sette migranti sarebbero in sciopero della fame, sia per protestare contro le condizioni del trattenimento, sia nella speranza di essere dichiarati incompatibili col Cie e quindi rilasciati. Il Giornale d’Italia, testata diretta da Francesco Storace, invece pubblica un resoconto dal Cie di Ponte Galeria, Roma, costruito con le dichiarazioni di uno o più operatori delle forze dell’ordine, che si lamentano per le condizioni nelle quali sono costretti a lavorare.
Quello di Ponte Galeria sarebbe “un centro ormai saturo, dove gli stranieri fanno quello che vogliono”, secondo Il Giornale d’Italia. Per esempio compiere atti di autolesionismo, o tentare la fuga.
Gli operatori si lamentano del fatto che chi tenta di evadere non viene sanzionato. Più che normale: in caso di processo e condanna per il reato di tentata evasione, o magari di resistenza o aggressione a pubblico ufficiale, si dovrebbero bloccare le procedure di espulsione, e lo straniero non verrebbe mai allontanato dall’Italia.
Il trattato di Dublino viene definito “un atto insano firmato dall’Italia” dall’anonimo operatore intervistato dal Giornale d’Italia. “Se un migrante mette piede in uno dei paesi che hanno firmato la convenzione di Shengen, sarà competente a vita la nazione in cui è arrivato. E non potrà regolarizzarsi né andare in un altro Stato. Dovrà solo essere espulso perché non è arrivato con un soccorso migratorio”.
“Gli altri paesi respingono [i clandestini]. Noi li andiamo a prendere persino nelle acque extraterritoriali”.
L’operatore propone di reintrodurre il reato di clandestinità e “garantire la certezza della pena”. Insomma, sembra di capire, bisogna lavorare per mantenere rinchiusi gli stranieri che commettono reati anziché cercare a tutti i costi di rimpatriarli. E anche arrivare in Italia senza permesso sarebbe un reato.
Diversa la prospettiva di LaPresse, che invece nota soprattutto il fatto che a Torino i migranti si trovano rinchiusi nel Cie in condizioni niente affatto confortevoli. “Puoi avere commesso reati, ma dopo avere scontato una pena devi poteri reinserire nella società, non finire in un Cie”, dice un trentacinquenne ghanese che si trova lì da più di due settimane. “Noi, ricordatevi, prima di tutto e prima di essere clandestini, siamo esseri umani, non meritiamo un trattamento simile. La Storia un giorno condannerà i responsabili”.
Su 81 trattenuti a Torino, il 35-40% arriva direttamente da carcere, l’80% ha esperienze di detenzione negli istituti penitenziari. Il reato più comune è lo spaccio di droga. In 17 hanno chiesto asilo, ma “i casi di accoglimento sono molto rari”.

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