Pd e Forza Italia provano a salvare Castiglione

Oggi presso Palazzo San Macuto la Commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento migranti ascolterà il sottosegretario alle politiche agricole Giuseppe Castiglione, Nuovo Centro Destra.
Il politico è indagato per turbativa d’asta sulla vicenda del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Mineo.
Secondo quanto scrive Il Tempo, sia il Partito Democratico che Forza Italia voteranno* alla Camera contro il ritiro delle deleghe al sottosegretario, mentre il Movimento 5 Stelle, la Lega e Sinistra Ecologia e Libertà hanno presentato delle mozioni di sfiducia individuali.
Castiglione è rimasto coinvolto nell’inchiesta in quanto venne nominato soggetto attuatore del Cara di Mineo ai tempi in cui era presidente della provincia di Catania. Una procedura insolita, scrive Huffington Post, visto che “in tutti i Cara italiani il soggetto attuatore è il viceprefetto vicario del capoluogo di Regione – dunque un funzionario del governo”.
Castiglione mantenne l’incarico anche quando non era più presidente della provincia, in una fase di transizione. “Fase in cui si procede per affidamenti diretti a quelle imprese, come la Cascina Global Service, che poi si ritrovano nell’inchiesta Mafia Capitale e i cui manager sono finiti in carcere”.
E’ stato Castiglione ad indicare Luca Odevaine al tavolo del ministero che gestisce i flussi dei profughi.
“Quando l’ex ministro Maroni mi chiamò per l’emergenza immigrati chiamai Odevaine”, ha spiegato il sottosegretario, secondo quanto riporta Il Tempo. “In quel momento era il direttore della polizia provinciale in carica a Roma, una persona autorevole, cosa avrei dovuto fare?”.
La situazione è molto delicata dal punto di vista politico, spiega Huffington Post. Perché, visti gli stretti legami tra Alfano e Castiglione, se il Pd non dovesse appoggiare quest’ultimo si rischierebbe di sfaldare i gruppi, per cui il governo non avrebbe più “la certezza dei numeri”.
Il Tempo ha dedicato un altro articolo al “doppiopesismo di Renzi”, notando che, mentre ora il Presidente del Consiglio “si scopre garantista”, in altri casi si è comportato proprio nella maniera opposta.
Quando a finire al centro degli attacchi è stato l’ex ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, che non era neanche indagato, Renzi non ha speso neanche una parola in sua difesa, nota il quotidiano, mentre nei casi di Annamaria Cancellieri e Nunzia De Girolamo, anche loro non indagate, Renzi ne aveva chiesto esplicitamente le dimissioni.

* La votazione c’è stata ieri. La Camera ha respinto tutte e tre le mozioni di censura.

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