Protesta a Grottarossa

Una ventina di stranieri ha incendiato alcuni cassonetti in strada in “risposta al lancio di oggetti e petardi” contro un centro di accoglienza a Grottarossa, Roma.
Lo scrivono in breve alcuni siti web, tra cui quello del Messaggero, che titola, erroneamente: “Scoppia la protesta al Cie di Grottarossa”.
In realtà la struttura non è un Cie propriamente detto. I Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia sono soltanto cinque, e quello di Roma si trova a Ponte Galeria. Sono grandi centri di detenzione, in cui vengono rinchiusi gli stranieri in attesa di rimpatrio.
Nulla a che vedere con quello che c’è a Grottarossa.
Ma il Messaggero sbaglia il titolo, e anche la fotografia scelta: uno scatto di repertorio di alcuni stranieri qualsiasi, che parlottano tra le sbarre, vigilati dai carabinieri.
Tutto questo suscita nei lettori l’impressione che gli stranieri abbiano protestato per il fatto di essere rinchiusi. Commenta uno degli utenti del sito, ironicamente: “Come dargli torto? I loro fratelli sono liberi di fare quello che vogliono, hanno sussidi alloggi, permessi, stipendi, liberi anche di delinquere senza farsi un giorno di galera, e loro devono stare là rinchiusi? Ma liberateli, poverini. Dai, queste sono ingiustizie…”
C’è chi parla di ingratitudine, chi dice che bisogna metterli su un gommone… nessun riferimento al “lancio di oggetti e petardi contro la struttura” di cui si parla nell’articolo. Del resto nessun sito web ha approfondito questo dettaglio, che è passato inosservato.
Un articolo pubblicato dal sito Cinque Quotidiano a gennaio di quest’anno riportava la notizia di un episodio simile. “Petardi a Grottarossa, cittadini in rivolta: ‘Tutela agli immigrati, bambini abbandonati'”.
In quell’occasione alcuni petardi erano stati lanciati di notte da un’auto in corsa, contro il centro di accoglienza.
Già allora si parlava di “ennesimo atto contro la struttura, attiva nella zona dal 2008.” L’ultimo si era verificato una settimana prima.
Su Facebook alcuni cittadini avevano lamentato l’indifferenza delle istituzioni nei confronti dei problemi del quartiere, soprattutto sul fronte della sicurezza (ma si parlava anche di “lampade stradali spente e strade insicure”).
Scriveva una donna al presidente del municipio: “Ti rendi conto che siamo venuti da te dicendo che in piazza molestano le ragazze e tu che fai? Ti preoccupi de sti zozzoni? Non ci sto! Io dico che siano più gravi le molestie alle ragazze che non due petardi lanciati nel centro!”

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